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L'abbigliamento outdoor.

L'abbigliamento assume, nelle discipline sportive, vari livelli d'importanza, legati per esempio alle condizioni climatiche in cui si svolge l'attività stessa, ai pericoli a cui l'atleta è esposto e al livello con cui la disciplina è svolta (agonistica o dilettante, per esempio). Alcuni sport, indubbiamente, richiedono capi di maggiore qualità, con caratteristiche di sicurezza e protezione elevate. Pensiamo al motociclismo: l'abbigliamento tecnico di alta qualità è fondamentale, per garantire al corpo protezione dalle cadute e dal clima spesso avverso.  Questo sia che si utilizzi un piccolo scooter per spostarsi in città sia che si facciano lunghi viaggi con grosse moto turistiche. In altri sport la sicurezza che l'abbigliamento garantisce passa in secondo piano, e diventa importante l'aspetto prestazionale. In questo caso possiamo per esempio pensare al nuoto, e alla lunga querelle che è nata dai nuovi costumi interi senza cuciture, che sembra facciano guadagnare 5 decimi sui 50 metri. Nell'outdoor a mio avviso si deve distinguere fra attività amatoriali tranquille e con condizioni climatiche ideali, come la passeggiata domenicale estiva nei boschi, e attività estreme, come il trekking in alta quota in inverno, con pernottamenti all'aperto. 

Alcuni capi devono essere comunque di qualità, a prescindere da tutto, e sono quelli che a mio avviso sono indispensabili sempre: un buon poncho, per difendersi dalla pioggia e creare un riparo d'emergenza, un buon paio di scarpe, per garantire una camminata sicura ed esente da spiacevoli vesciche. Altri possono essere più o meno performanti o specialistici, a seconda del grado di difficoltà dell'attività, delle condizioni climatiche in cui si svolge, della sua durata, del rischio di incidenti come cadute. Nel mio caso si tratta sia di tranquille passeggiate nei boschi che di escursioni più impegnative, con climi freddi, pioggia, percorsi impervi, ma comunque quasi mai così estreme da richiedere il top delle tecnologie. Diciamo un livello medio, ma con caratteristiche comunque elevate, atte ad affrontare anche situazioni che in genere si cerca di evitare (ma che a volte, invece, si vanno a cercare!!). Quindi in queste pagine parlo di queste situazioni, non per esempio di escursioni in Antartico o in foreste pluviali.

Naturalmente un paio di scarpe da 1.000 euro non fa di una persona normale un ottimo camminatore, e un ottimo camminatore, anche con scarpe di bassa qualità, sarà sempre un camminatore migliore di una persona normale. Ma se è vero che l'abito non fa il monaco, è altrettanto vero che un buon abito rende il monaco sicuramente più performante.

La sicurezza è uno dei fattori chiave dell'escursionismo come lo intendo io, quello della filosofia Woodvivor, e un abbigliamento di maggiore qualità sicuramente dovrebbe favorire la sicurezza. Quindi non solo comfort, che comunque aiuta la sicurezza, ma anche protezione (dalle abrasioni, dai raggi UV, dagli insetti...), impermeabilità, traspirabilità, tenuta agli strappi e alle scuciture, protezione termica. Un insieme di cose che vanno valutate prima dell'acquisto.

Prima di tutto però vorrei fare una riflessione. Ho due giacche a vento di alta qualità, con prezzi elevati, sopra i 200 euro: una The North Face e una Columbia della serie Titanium. Entrambe decantano caratteristiche elevate come impermeabilità e traspirabilità, ed entrambe se le fanno pagare care. Ma in realtà entrambe, dopo mezz'ora di pioggia, lasciano passare tutta l'acqua, inzuppandosi indegnamente. Inoltre Woodvival vuol dire anche sdraiarsi su un letto di aghi di pino, o scaldarsi vicino al fuoco, o infilarsi in zone con rovi, o finire a ruzzoloni in qualche fosso, tutte situazioni in cui l'abbigliamento si buca, si strappa, si sporca definitivamente e irreparabilmente. La riflessione è questa: è meglio una Columbia da 300 euro che lascia passare l'acqua e che se rovino mi causa un danno economico, o è meglio una Brugi da 50 euro, che lascia passare l'acqua tanto quanto la Columbia ma che se rompo cambio senza pensieri o preoccupazioni? La mia risposta è: meglio una Brugi da 50 euro. Anche perché ne ho presa una, e mi sembra, da alcune prove, che tenga l'acqua meglio delle due marche costose citate, e i materiali sono di qualità. Faccio un altro esempio. La Mash Jeans, come la Brugi, è un'altra azienda di Verona che fa abbigliamento sportivo di qualità ma a prezzi molto vantaggiosi. Ha dei pantaloni in sintetico e cotone che a mio avviso sono almeno buoni quanto i più costosi North Face, e la qualità della lavorazione è ottima, così come la vestibilità. E costano meno della metà. Entrambe le ditte hanno un grosso spaccio Aziendale a Verona, dove si trovano anche offerte a prezzi stracciati di capi delle collezioni degli anni scorsi, se a qualcuno può interessare. Quindi le marche famose si fanno pagare caro, ma spesso non danno quello che promettono. Questo è il mio parere, non un'indicazione, solo la mia idea. Idea comunque supportata da molte prove personali dirette e comparazioni fra marche. Ok, andiamo avanti.

Leggere le caratteristiche dei capi di abbigliamento per l'outdoor a volte scoraggia. Un lungo elenco di caratteristiche, di loghi, di marche, di materiali che mettono soggezione. Goretex, Primaloft, Thinsulate, poliestere, nylon, HiVent, OutDry, elastan... Per fortuna i siti internet delle case produttrici offrono quasi sempre una descrizione dettagliata sia dei materiali che delle tecnologie. Spesso i materiali sono soggetti anche a specifiche norme di qualità, come il grado di isolamento dei sacchi a pelo, l'impermeabilità dei tessuti, la traspirabilità. In rete si trovano anche moltissime recensioni sui vari materiali, che possono aiutare nella scelta. Ma il primo consiglio è sempre quello di leggere attentamente l'etichetta riportante i materiali e le tecnologie utilizzate: è la chiave per capire se quello che si sta comprando vale i soldi che costa. Verificati i materiali bisogna controllare la qualità costruttiva, le cuciture, la vestibilità, la qualità delle cerniere, e verificare che anche queste siano adeguate. E non farsi incantare dalle pubblicità delle case produttrici, che dichiarano per le loro tecnologie caratteristiche incredibili e prestazioni al di la dell'immaginabile: spesso sono solo pubblicità, ma in realtà la tecnologia è pari alle altre, o peggio. Rifacendomi al discorso di prima: un pile Brugi con la stessa composizione di un pile Columbia, ma che costa 20 euro invece di 60, secondo me è preferibile. Non facendosi influenzare dalla marca ma guardando l'etichetta. Ho fatto varie prove con capi di marca e capi economici, e molto spesso i capi economici, a parità di caratteristiche, vincono. Il mio pile preferito, come vestibilità, morbidezza, calore, qualità costruttiva è appunto un Brugi da 25 euro che sto maltrattando da più di 2 anni, e che uso senza riguardi e senza preoccupazioni, proprio perché sono cosciente che in caso lo bucassi me ne potrei prendere un altro, e aver comunque sempre speso meno di un pile di marca. Questo pile economico lo preferisco anche al Columbia da 85 euro che mi sono regalato, ma che avrei fatto bene a lasciare in negozio. Non perché il Columbia sia di qualità inferiore, ma perché di qualità pari ma di prezzo triplo.  Ad esempio ho verificato personalmente che le tecnologie HyVent di North Face e Omni-tech della Columbia, nelle due giacche che ho comperato dopo pochi lavaggi, circa 4 e fatti sempre seguendo scrupolosamente le indicazioni del produttore, non garantiscono assolutamente più impermeabilità, ma costano un sacco.

Quindi attenzione: non sempre ad un prezzo elevato corrispondono caratteristiche elevate. E non sempre un capo di qualità rimane tale nel tempo. Per esempio il Goretex con il tempo e i lavaggi perde le caratteristiche di impermeabilità. La mia diretta esperienza è con un parka in Goretex, 160 euro, che dopo 3 anni ha perso impermeabilità nelle maniche, a causa della flessione della stoffa. Dall'altra parte ho verificato negli anni che a prezzi troppo bassi non corrisponde quasi mai una qualità accettabile (parlo dei capi venduti a meno di 10 euro nelle bancarelle dei cinesi, nei mercati). In medio stat virtus? Probabilmente si. 

Alcune regole base a cui io mi attengo e che mi sento di consigliare sono elencate di seguito.

Non uso mai il cotone, tranne nei pantaloni estivi, e la piuma. Si asciugano molto lentamente e se bagnati non tengono caldo. Unico materiale naturale che uso è la lana, per calze e sotto pantaloni, e poi solo fibre sintetiche, che garantiscono asciugatura veloce e isolamento anche se bagnate. Questo vale soprattutto per le imbottiture in piumino, di giacche ma anche di sacchi a pelo: sono più leggere e più comprimibili, ma la piuma anche solo umida perde il potere isolante, e diventa inutilizzabile. Inoltre asciuga molto lentamente. Attenzione ai fuochi e all'attrito: i tessuti sintetici sono altamente infiammabili!!!

Per le calzature preferisco la pelle e il cuoio. E poi grasso, che è fondamentale per la cura e la manutenzione delle calzature in materiali naturali, e non crea problemi di durata come per esempio il Goretex. La traspirazione ne risente, ma in inverno, con temperature sempre sotto lo zero, con una decina di ore sempre nella neve, la traspirazione non mi interessa, esigo perfetta impermeabilità e ottimo isolamento, mi spaventa il congelamento: finora con freddo intenso non ho mai avuto problema di caldo o sudore ai piedi. Anche in estate uso scarpe in pelle, la traspirazione viene aiutata dalle calze sintetiche. E ad ogni sosta tolgo le scarpe, per asciugare il piede. Questo è fondamentale per evitare il cosiddetto "piede d'atleta", una infezione causata da un fungo che si sviluppa fra le dita dei piedi umide, e che può causare grossi problemi. Inoltre alla sera, soprattutto in uscite di più giorni, asciugo bene i piedi e li cospargo di un talco apposito, a base di clotrimazolo, che si acquista nelle farmacie senza ricetta medica. E cambio le calze più volte in un giorno (appese fuori dallo zaino asciugano velocemente, due paia si possono alternare senza problemi).

Uso sempre, a contatto con la pelle, magliette sintetiche tecniche di qualità, che favoriscono la dispersione verso l'esterno del sudore, e canalizzandolo su una superficie molto maggiore favoriscono l'evaporazione. Specialmente in inverno il sudore può essere micidiale, è importantissimo non sudare e disperdere l'umidità. Questi tessuti portano l'umidità all'esterno, impedendole di evaporare a contatto diretto con la pelle, salvaguardandoci dal raffreddamento dovuto al processo di cambio di stato dell'acqua. Inoltre la traspirabilità del tessuto, misurata in piedi cubici di aria che scorrono attraverso il tessuto stesso in un minuto, cfm, risulta essere 0 in un sacchetto di nylon, 30 in una T shirt di cotone, ben 150 in una T shirt sintetica. Questo vuol dire che il corpo respira meglio, e quindi che la sudorazione è agevolata. Assolutamente da evitare quindi le classiche t-shirt in cotone.

Vesto sempre a strati. La regola è perentoria in inverno, ma consigliata anche in estate, quando, ad alte quote, la temperatura può crollare di 20 gradi in poche ore, o dove una bella sudata può essere seguita da un vento freddo molto dannoso. Un abbigliamento "a cipolla" permette di mettere e togliere strati a seconda dell'attività e della temperatura, per mantenere sempre il corpo caldo ma non surriscaldato. Ritengo molto importante anche un capo antivento, da mettere sotto la giacca a vento e sopra micropile e pile.

Do sempre molta importanza a un capo antivento, specialmente in inverno ma anche in estate. Il vento raffredda il corpo molto più velocemente, e aumenta la percezione del freddo. Ritengo quindi importante qualcosa che gli impedisca di entrare negli strati inferiori dell'abbigliamento portandosi via il calore generato dal corpo.

Anche in piena estate metto camicia a maniche lunghe e pantaloni lunghi. Per protezione dal sole, ma soprattutto da spine, insetti, abrasioni in caso di cadute. L'abbigliamento tecnico ha un fattore di protezione solare, che impedisce ai raggi ultravioletti di raggiungere il corpo. E' una cosa che guardo, quando acquisto pantaloni e camicie.

Porto sempre un cambio di camicia, maglietta, mutande, e due cambi di calze. E un pile e un paio di sottopantaloni in più per gli eventuali e non remoti cambi improvvisi di temperatura, anche in piena estate.

Tengo sempre l'abbigliamento di riserva, o comunque che non indosso, in sacche stagne, al riparo da acqua e umidità.

Evito sempre e comunque di bagnarmi, sia sudando che prendendo la pioggia: per me è una regola fondamentale. Se sento che il corpo si sta surriscaldando mi fermo e tolgo uno strato di abbigliamento, lo considero una regola fondamentale. Un poncho di qualità è indispensabile sempre, estate e inverno, per un giretto di un'ora o un trekking di una settimana, e un paio di ghette leggere proteggono la parte di gamba che il poncho lascia libera. Le ghette proteggono anche le gambe dall'umidità dell'erba alta, e dalla neve che può penetrare nelle scarpe, con effetti molto spiacevoli. Infilarsi in un sacco a pelo con i pantaloni bagnati fino al ginocchio è molto sgradevole. Il poncho non ripara solo il corpo, ma anche la mente. Infatti essere colti da un temporale furioso senza avere la possibilità di ripararsi è psicologicamente devastante. Le folate di acqua ghiacciata che si abbattono su di noi rendono il corpo quasi paralizzato, e impediscono alla mente di lavorare razionalmente. Si fatica anche a camminare, i muscoli sembrano contrarsi, indurirsi, la vista si annebbia: è una sensazione che tutti dovrebbero provare, per capire l'importanza di essere sempre adeguatamente attrezzati!!!

Per togliere l'odore dai capi intimi sintetici basta mettere 50 grammi di bicarbonato in 4 litri di acqua, e lasciarci in bagno i capi 10 minuti, poi lavarli normalmente. Se l'odore persiste vanno rimessi in bicarbonato, e risciacquati bene, ma questa volta senza lavarli. Il tutto naturalmente in acqua fredda. La Patagonia, famosa casa produttrice di capi tecnici di qualità, consigliava invece di aggiungere un bicchiere di aceto ai capi, nell'acqua del lavaggio (non ho mai provato). La facilità con cui questi capi asciugano permette anche di dargli una bella risciacquata durante l'escursione, se c'è disponibilità di acqua. Poi basta appenderli allo zaino e si asciugano velocemente. Due completi di intimo sintetico si possono alternare agevolmente, uno indosso e uno ad asciugare.

Do molta importanza al berretto. Un modello a tesa larga, il cosiddetto jungle hat, in estate protegge dal sole e dalla pioggia anche il collo e le orecchie, oltre che la faccia, ed è molto importante tenere la testa riparata dall'eccessivo calore. Un berretto di lana e pile, o materiali isolanti come il Primaloft, tiene caldo in inverno. Una sciarpa o un passamontagna sono altrettanto importanti, per riparare viso e collo dal vento e dal freddo. Il naso e le orecchie sono fra le prime parti a congelare, assieme alle dita di mani e piedi. E poi teniamo presente che circa il 40% del calore corporeo viene disperso da testa e collo. Due parole sui berretti le trovate a questo link. Dormire in un sacco a pelo con temperature sotto lo zero espone la faccia e parte della testa al freddo (MAI dormire con la testa sotto il sacco a pelo, lo riempie di umidità!!!), un berretto o un passamontagna possono evitare ore insonni. Trovo molto performanti i cosiddetti tubi in windstopper, da mettere sul volto, ma mi danno un senso di soffocamento, quindi purtroppo non riesco ad usarli.

Un'altra regola che seguo è di avere sempre abbigliamento per il freddo di misura corretta, né troppo grande né troppo stretto. Questo per permettere agli abiti di mantenere il microclima creato dal corpo in maniera ottimale. Capi stretti non riescono a trattenere abbastanza aria calda, capi troppo larghi non inibiscono la convezione naturale, e quindi il raffreddamento dell'aria trattenuta.

Bene. Metto qui sotto la recensione di alcuni capi che posseggo, o che ho posseduto, e che mi sento tranquillamente di consigliare, per caratteristiche e prezzo.

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Scarponi Trezeta modello Pamir GTX.

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Scarponi The North Face modello Baltoro 200.

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