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Zaini, sacche, borse & C.
Come le lumachine che si
portano la casetta sulle spalle, anche nel trekking c'è l'esigenza di
portarsi appresso un bel po' di materiale. Dagli abiti al cibo, dalla
tenda all'acqua, occorre un qualcosa che ci permetta di portare
agevolmente tutto quello che ci serve per trascorrere un periodo, più o
meno lungo, outdoor. Ecco quindi il proliferare di zaini, sacche, borse,
tracolle, marsupi, corpetti, giberne... Chi più ne ha più ne metta. Ecco
quello che utilizzo io.
Gli zaini.
Le cose fondamentali in uno
zaino da trekking (trekking, non alpinismo, canyonismo, speleologia...)
per me si riassumono in pochi elementi (elencati come mi vengono in mente,
non in ordine di importanza):
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La presenza di 4 tasche esterne, per
avere parte dell'equipaggiamento, quella più utilizzata, disponibile senza
dover aprire la sacca centrale. In rete spesso si sconsiglia l'uso di
questi zaini. La motivazione è principalmente l'ingombro. Personalmente
non trovo alcun limite dovuto alla presenza di queste appendici. Forse
nelle fitte Jungle tropicali l'affermazione può avere un senso, o in
qualche via ferrata stretta, con camini. Ma sulle mie montagne, nelle mie
escursioni, sicuramente no.
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La robustezza di tessuto,
cuciture e cinghie. Uno zaino sfondato non serve a niente.
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La comodità. Uno zaino per
una mezza giornata è piccolo e leggero. Non necessita di particolari
accorgimenti tecnici, a fronte di una spesa limitata. Ma uno zaino da 40,
60 o più litri deve necessariamente adattarsi alla perfezione alla nostra
schiena, deve essere comodo, ben bilanciabile, regolabile.
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La traspirabilità dello
schienale, ottenuta o con particolari tessuti in rete o, secondo me
preferibilmente, con un bastino plastico o di alluminio che tiene lo zaino
staccato dalla schiena.
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Versatile. Deve offrire la
possibilità di essere espanso agganciando all'esterno sacchetti stagni,
sacco a pelo, tenda, materassino. Anche qui ho letto gente che sconsiglia
categoricamente di attaccare fuori qualsiasi cosa, per il rischio di
perderla o per gli ingombri. Per me sono bischerate. Un sacchetto stagno
ben agganciato è stabile e perfettamente sicuro, e nelle mie zone non ci
sono problemi di ingombro particolari che non possano essere evitati con
un minimo di attenzione.
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Le dimensioni devono essere
scelte in base a quello che dobbiamo portare con noi, e non viceversa. Per
esperienza, se uno zaino è più grande di quello che serve si troverà
sempre il modo di occupare tutti gli spazi vuoti, aumentando le cose
inutili che ci pesano e basta. Io consiglio di mettere tutto ben ordinato
sul tavolo, e solo successivamente, in base alle cose che abbiamo deciso
di portare, sceglieremo il contenitore adatto. L'ideale sarebbe avere una
serie di zaini per le diverse esigenze:
20 litri per un giorno comodo, due tirati;
40 litri per un 2-4 giorni con possibilità di reperire l'acqua in loco;
75-70 litri bastano e avanzano per una settimana o più, sempre con il
limite dell'acqua: se c'è bene, altrimenti bisogna portarla, e 4 litri al
giorno per 7 giorni vogliono dire che più che uno zaino ci serve uno
sherpa (o strumenti per ricavare acqua dall'ambiente, ne parleremo ma
siamo già nella semi-sopravvivenza più che nel trekking).
Come preparare uno zaino
viene spiegato in mille siti, basta una ricerca con Google. Io suggerisco
solo di pensare bene all'ordine e alla priorità con cui dovremo usare le
cose contenute, per non trovarsi sotto la pioggia e scoprire che il poncho
è sotto 10 chili di attrezzature. E consiglio l'uso delle apposite sacche
stagne, o di sacchetti tipo quelli da freezer, o di contenitori plastici
ermetici (favolosi quelli grandi dell'Ovomaltina !!!) per mettere le cose
separate e al riparo dall'acqua e dagli animaletti.
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Il mio primo vero zaino.
Nuovo articolo
Lo comprammo assieme io e
il mio babbo, attorno al 1974, è stato il mio primo zaino, che mi ha
accompagnato sulle Piccole Dolomiti da ragazzino. Ricordo che ne avevamo
presi 3, uno per me, uno per mio babbo e uno per mio fratello, assieme a
3 sacchi a pelo, 3 borracce e 3 gavette.
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