|
L'igiene dell'acqua
(ovvero non tutto quello che è limpido è anche buono).
|
A mio avviso (ma non solo mio, come vedremo) outdoor l'unica
acqua veramente sicura che c'è è quella che ci siamo portati da
casa nella borraccia (e non dappertutto, almeno da quello che
leggo sui giornali riguardo la rete idrica di certe zone
d'Italia). Non lo dico solo io, ma anche autorevolissime
pubblicazioni, e personaggi in genere molto poco schizzinosi
come Bear Grylls. E se lo dice uno che mangia la carne cruda di
una zebra in decomposizione credo ci si debba almeno riflettere
su. Il
U.S. Environmental Protection Agency, EPA, riporta che almeno il
90% dell'acqua mondiale è in qualche modo contaminata.
La
World Health Organization (WHO) attribuisce l’80% di tutte le
patologie riportate dai viaggiatori a cause legate all’acqua non
potabile. Il
Center for Disease Control and Prevention statunitense raccomanda
fortemente di trattare tutta l’acqua proveniente da ogni fonte
quando si è outdoor, perché non si può sapere cosa c’è sopra –
uomini o animali – e si può rimanere infettati. Vi basta? A me
si. |
 |
I principali microrganismi patogeni che inquinano l’acqua
sono:
|
Patogeni |
Alcuni esempi |
Dimensioni in micron (millesimi di millimetro) |
|
Virus |
Epatite A, Rotavirus, Poliovirus… |
Da 0.02 a 0.2 micron |
|
Batteri |
E-coli, Salmonella, Colera… |
Da 0,2 a 5 micron |
|
Protozoi |
Ameba, Giardia, Criptosporum… |
Da 1 a 15 micron |
Oltre a questi patogeni principali ce ne sono altri, questi
sono solo i più frequenti.
Se qualcuno vuole approfondire la teoria, in rete ci sono un
sacco di documenti, basta cercare sui siti già citati sopra, come FAO,
WHO, EPA… La
Katadyn,
uno dei maggiori produttori di filtri per trekking a livello mondiale,
ha reso disponibile un bellissimo e utilissimo manualetto sull’acqua,
scaricabile a questo link:
http://www.katadyn.com/fileadmin/user_upload/katadyn_products/Downloads/Water_Guide_EN.pdf
Bene, dopo questa lunga premessa vediamo come si può
risolvere abbastanza agevolmente e con ragionevole sicurezza il problema
acqua potabile.
Dicevamo che un bellissimo ruscello di fresca acqua
cristallina può celare, a poche decine di metri da dove ci fermiamo a
bere, la carcassa di un cervo in putrefazione, o un escursionista che ci
sta facendo dentro i suoi bisogni o il bidet. Vale la pena rischiare di
rovinarci un week end che abbiamo a lungo programmato e tanto aspettato,
solo per non aver perso una decina di secondi per mettere una pastiglia
di Aquatabs nella borraccia? Penso che la risposta sia no. C'è chi mi
dice che ha sempre bevuto l'acqua corrente senza problemi. Bene, io ho
sempre attraversato la strada senza problemi, ma non per questo quando
lo faccio evito di guardare bene a destra e a sinistra due volte. A
volte la prudenza è scambiata per stupidità, mentre la vera stupidità è
proprio non essere prudenti.
Allora, cosa possiamo fare per tutelare la nostra salute?
Dobbiamo sempre prevedere almeno un sistema per rendere l'acqua
che raccogliamo potabile.
|
L'acqua
contaminata, cioè che contiene spore, cisti, virus, batteri può
essere purificata e resa ragionevolmente potabile, invece
l'acqua inquinata, che cioè contiene metalli pesanti, pesticidi
e altro non può essere ripulita semplicemente bollendola o
filtrandola con un filtro ceramico da escursionismo, occorrono
sistemi più complessi. Quindi non tutta l'acqua dannosa può
essere resa potabile facilmente, in certi casi servono filtri e
procedimenti particolari che non siamo in grado di eseguire da
noi (Fonte
Princeton University, Progetto O.A.). |
Non conosco le altre zone d’Italia, a parte
qualche pezzo di Appennini, ma qui sulle Alpi nelle zone da
escursionismo l’acqua sgorga comunque ad altitudini elevate, e sempre
sopra i centri abitati e i terreni coltivati, quindi l’inquinamento da
metalli o da pesticidi e fertilizzanti non credo sia rilevante. L’acqua
di un laghetto sopra i 2.000 metri sicuramente conterrà le polveri
sottili portate dalla pioggia, ma certamente non gli scarichi di
un’industria o i fertilizzanti di una coltivazione intensiva di mais.
Per quello che riguarda il Veneto ci sono molti studi seri, sia della
Regione che dell’ARPA Veneto, che di privati come un Istituto Tecnico
Professionale della città di Verona, che monitorizzano le sorgenti e le
fonti di acqua libera, analisi ripetute su lunghi periodi, che rilevano
infatti un basso o addirittura inesistente inquinamento chimico nelle
fonti in alto, e questo mi è di conforto. Le stesse analisi riportano
anche basse concentrazioni di patogeni.
Questo il rapporto per il 2008 dell’ARPAV:
http://www.arpa.veneto.it/acqua/docs/interne/sotterranee/SAI_R_25_09_Monit_Sorgenti08.pdf
dal quale si rileva che tutte le sorgenti
posizionate in classe 2 sono a valle di insediamenti, mentre tutte
quelle situate a monte sono in classe 1, quindi acqua buona.
Ma questo non è, a mio avviso, un buon motivo
per non prendere comunque delle precauzioni. Come dicevo, la carcassa di
un capriolo in putrefazione dieci metri più a monte l’ho già trovata, e
quindi il mio consiglio è quello di essere cauti. L’ho ripetuto spesso:
prevenire è meglio che curare, senza cadere nella paranoia, ma comunque
quando possibile compiendo quei piccoli gesti che costano poco e danno
tanto.
Tra l’altro non sempre l’acqua disponibile è
quella cristallina di un torrente o di una sorgente, a volte dobbiamo
accontentarci di un laghetto, dove vediamo nuotare tranquilli girini e
vermetti, dove magari ci sono le ossa di un povero scoiattolo o di una
rana, o non abbiamo che una pozza che chiaramente è stata usata dagli
animali come abbeveratoio, con evidenti segni di feci. Si può quindi
capire che sapere come rendere bevibile l’acqua sia non solo un
esercizio teorico, una buttata da survivors ramboidi, ma a volte, in
certe zone, una semplice necessità. Si possono naturalmente evitare le
zone dove l’approvvigionamento di acqua non è facile e sicuro, ma così
facendo a volte ci tagliamo fuori da posti altrimenti splendidi. E
all’estero le cose non sono molto più rosee, soprattutto se andiamo in
paesi in via di sviluppo o sottosviluppati.
Fatto salvo quindi che nelle zone di mio
interesse, Alpi Orientali, l’inquinamento chimico non è un problema
rilevante, dobbiamo prima di tutto fare una distinzione fra acqua
apparentemente pulita e acqua chiaramente sporca. La prima può essere
l’acqua di un torrente, o di una sorgente, o di una pozza su roccia in
alta montagna, l’acqua si presenta limpida, l’odore non particolarmente
strano o cattivo. La seconda è in genere l’acqua ferma, quindi laghetti
e pozze, si presenta scura e comunque non cristallina, con particelle
più o meno grosse dentro, alghe, con odore cattivo. La prima non è un
problema, la seconda invece richiede più attenzioni e spesso i risultati
sono deludenti, dal punto di vista del gusto e dell’odore. Vediamo cosa
fare nei due casi.
Quando l’acqua è limpida e non puzza, se la uso
per bere la metto nella bottiglia e aggiungo una compressa di
Aquatabs.
In mezz’ora è pronta da bere. Se invece l’acqua mi serve per cucinare, o
per fare del the, e quindi la porto a temperatura, allora non metto
niente, il calore farà tutto. Se l’acqua è limpida ma l’odore non è
proprio il massimo (e di conseguenza anche il sapore sarà strano), una
mezza pastiglia di sali minerali o di vitamine effervescenti aiuterà a
renderla più sopportabile. Anche arieggiarla aiuta, versandola
ripetutamente da un contenitore all’altro, o si può far passare
attraverso un filtro ceramico che abbia una cartuccia di carboni attivi,
il sapore migliorerà, ma non aspettiamoci miracoli. Suggerimenti come
quello di usare carbone di legna (che non è carbone attivo, ma tutta
un’altra cosa) non so quanto possano servire, in alcuni manuali di
sopravvivenza se ne parla, ma la sopravvivenza non ha niente a che fare
con l’escursionismo. Se si hanno gli strumenti e le tecniche adatti non
ci sarà bisogno di sopravvivere a niente, l’intelligenza è il miglior
strumento di sopravvivenza che abbiamo, e saperla usare evita appunto di
trovarsi nei guai.
Per quello che riguarda la bollitura, la
Wilderness Medical Society, uno dei più autorevoli organismi per quello
che riguarda l’outdoor, dice che la bollitura è il sistema più sicuro
per uccidere tutti gli organismi patogeni. Scaldare l’acqua oltre i 70°
C elimina tutti i patogeni in 30 minuti, e se scaldata sopra gli 85° C
lo fa in alcuni minuti. Quindi nell’arco di tempo che l’acqua impiega
per passare da 70 a 100° tutte le schifezze organiche saranno state
uccise o inattivate, anche in alta quota. Per essere super sicuri basta
tenere il bollore un minuto. Stesse indicazioni vengono date dalla FAO.
In realtà non proprio tutto viene eliminato in questo modo, ma la
bollitura dà comunque i migliori risultati. Purtroppo bollire l’acqua
richiede tempo e combustibile, quindi non è sempre un sistema
utilizzabile.
Se non si hanno le compresse potabilizzatrici si
possono usare altri prodotti chimici. La candeggina che si una in casa,
quella senza additivi per profumarla, o il Betadine sono due sistemi
efficaci, uno a base di Cloro e l’altro a base di Iodio. In rete ci sono
le indicazioni sui dosaggi e le modalità d’uso. Occhio che la candeggina
si deteriora velocemente, non teniamola nello zaino mesi, perché non
sarà più efficace.
Una cosa da tener presente per quello che
riguarda la potabilizzazione chimica è che l’effetto dei prodotti
utilizzati varia in base alla temperatura dell’acqua e alla sua
limpidezza. Più l’acqua è fredda e torbida e più tempo sarà necessario
perché il potabilizzante faccia effetto. Può addirittura essere
necessario aumentarne il dosaggio. Se l’acqua non è perfettamente
limpida conviene farla sedimentare e prelevare la parte più in alto, e
poi mettere la compressa. Ogni prodotto ha comunque tutte le indicazioni
scritte chiaramente, con le varie situazioni possibili.
Se invece l’acqua è proprio sporca, allora prima
di potabilizzarla bisognerà filtrarla, e a volte sarà necessario anche
un pre-filtraggio.
Intanto la regola migliore è di cercare comunque
di prendere l’acqua dove sembra più pulita, e mai in superficie o sul
fondo, ma a metà altezza, dove è meno sporca. Tutti i filtri portatili
hanno un piccolo prefiltro sulla cannetta di pescaggio, che rimuove lo
sporco più grande per prevenire un eccessivo intasamento della cartuccia
filtrante (che comunque nei filtri in ceramica si può pulire sul campo
in pochi attimi col l'apposita spatolina e l'apposita paglietta
abrasiva), ma a volte l’acqua è tanto sporca che diventa necessario
provvedere prima a farla sedimentare, mettendola in un contenitore
(anche un sacchetto di nylon) per qualche ora, in modo da permettere
allo sporco pesante di depositarsi.
Due parole sui filtri (parlo dei
Katadyn,
quelli che uso personalmente). Sono cartucce di ceramica o di fibra di
vetro, con una pompa che spinge l’acqua attraverso la cartuccia.
Filtrano tutto quello che è più grande di 0,2 micron (ceramica) o 0,3
micron (fibra di vetro). La ceramica ha il vantaggio di essere pulibile,
e di filtrare microrganismi più piccoli, la fibra di vetro ha il
vantaggio di essere più leggera, meno costosa e con un flusso di acqua
per minuto maggiore, ma non si può pulire e ha una durata in litri
filtrati minore a parità di superficie. Alcune cartucce sono impregnate
di ioni d’argento, per impedire ai microrganismi che si depositano di
proliferare. Alcuni filtri hanno all’interno un secondo filtro in
carboni attivi, che rimuove alcuni inquinanti non organici e migliora
il sapore dell’acqua, e altri hanno anche una cartuccia che rilascia
iodio ed elimina anche i microrganismi che altrimenti, per le dimensioni
più ridotte, non verrebbero filtrati (i virus). Tutti i filtri in
commercio devono essere conformi a standard molto rigorosi. Ormai il
loro prezzo è diventato alla portata di tutte le tasche, anche perché se
tenuto pulito un filtro dura parecchi anni. Un prodotto come il Katadyn
Combi, con filtro ceramico impregnato e secondo filtro in carboni costa
oggi attorno ai 160 euro, per chi ha esigenze solo saltuarie addirittura
il Katadyn Hiker costa meno di 60 euro. A mio avviso comunque il Combi è
la soluzione migliore.
Attenzione, però! Questi filtri fermano solo
quello che è più grande di 0,2 o 0,3 micron, a meno che non abbiano,
oltre la parte meccanica, anche quella chimica allo iodio (o agli ioni
d'argento, ma non ricordo la marca che usa questa tecnologia). Quindi
l’acqua che si ottiene dal filtro non si può bere direttamente, ma va
potabilizzata con le compresse chimiche o con il calore, perché i virus
sono più piccoli dei pori nella cartuccia del filtro, e passano
tranquillamente. Una volta filtrata basta trattarla come quella limpida,
filtrare un litro di acqua richiede meno di un minuto.
|
In commercio ci sono anche dei filtri a
cannuccia cosiddetti di emergenza, uno è il
Lifestraw,
io ho una cannuccia della britannica
BCB
(foto a destra). Sono composte generalmente da un filtro
ceramico e uno a carboni impregnato di iodio, e filtrano o
uccidono circa il 96% dei microrganismi patogeni, permettendo di
bere con una certa sicurezza, anche se non totale. La ceramica
rimuove i corpi superiori a 0,3 micron, lo iodio uccide i
rimanenti patogeni e il carbone attivo riduce gli inquinanti
inorganici e chimici e migliora il sapore. Sono economiche e
leggere, una nel cappuccio dello zaino non fa male, si sa mai.
Quella della BCB ha una durata di circa 250 litri, e segna
quando non è più efficace, costa sulle 8 sterline, e si succhia
un litro d’acqua in circa 8 minuti. Il filtraggio è molto lento
proprio per dar modo allo iodio di agire sui patogeni.
L’acqua si può filtrare anche in altri modi,
facendola possibilmente prima sedimentare per rimuovere il
grosso. In rete ci sono molti sistemi spiegati esaurientemente,
e in tutti i manuali di sopravvivenza si trovano indicazioni e
disegni. Nella
sezione manualistica di questo
sito ce ne sono alcuni fra i più qualificati, in PDF, da
scaricare liberamente, quindi evito di perdere tempo a trattare
l’argomento qui e rimando a loro. |

BCB straw water filter |
Un’altra
cosa da dire è che è sempre conveniente avere almeno due sistemi per
rendere l’acqua potabile. Oltre alle compresse potabilizzanti, che io
tengo nel kit medico, ho anche almeno il gavettino Crusader, in cui
poter far bollire mezzo litro di acqua, e a volte anche la cannuccia
BCB.
Inoltre
la potabilizzazione chimica per essere efficace ha bisogno di agire
almeno mezz’ora. Si capisce quindi l’importanza di avere qualcosa dove
mettere l’acqua da potabilizzare. Una borraccia, una bottiglia di
plastica, un camelbag, anche al limite un sacchetto grande da freezer,
che contiene circa 4 litri di acqua e si può trasformare in una
capiente borraccia di emergenza.
Riporto infine il link alla sezione riguardante
l’acqua del Programma di Outdoor della Princeton University, dove si
possono trovare molte indicazioni utili:
http://www.princeton.edu/~oa/manual/water.shtml |