|
Il kit medico per le
piccole emergenze.
Come a casa, in ufficio o
in qualsiasi altro sport, anche durante le nostre escursioni può
succedere qualche piccolo problema di salute. Mentre per una brutta
caduta con conseguente frattura di un arto, o per un attacco cardiaco, o
altri problemi grossi l'unica cosa da fare è cercare di contattare
subito il 118, per altre cose possiamo benissimo intervenire noi.
Purtroppo, se siamo da soli, o in zone dove passa pochissima gente,
contattare i soccorsi può non essere sempre facile o addirittura
impossibile, soprattutto perchè il cellulare in montagna spesso resta
muto. In questo caso diventa importante che a casa siano bene informati
sul luogo in cui ci troviamo, sui nostri movimenti e che si stabiliscano
dei momenti di contatto. E' importante lasciare detto dove andiamo e
quando torniamo, in modo che, non vedendoci arrivare negli orari
stabiliti, i nostri familiari possano allertare il Soccorso Alpino. E
per chi viaggia spesso solo in zone non frequentate, magari con
l'abitudine di non seguire un itinerario ma di andare "a naso",
consiglio un localizzatore satellitare come lo
Spot, che
garantisce un'ottima sensibilità e può sia avvisare della nostra
posizione che trasmettere un messaggio di richiesta di aiuto, che viene
trasmesso anche se non c'è segnale GSM. Ormai questi apparecchi costano
poco, e anche l'abbonamento base è alla portata di tutte le tasche.
Insomma non ci sono più scuse per rimanere in montagna in un canalone
per una settimana senza cibo né acqua aspettando che per puro caso ci
trovino!!!
Cos'è quindi che possiamo
risolvere al volo, e cosa ci servirà per farlo? La classica sbucciatura conseguente a uno scivolone,
la scottatura con la gavetta o il fornello, il taglio con la scatola del
tonno, la vescica al piede, la spina della mano, la puntura di ape, tutte quelle piccole
ferite che con un minimo di equipaggiamento e un po' di esperienza si
possono sistemare egregiamente senza l'intervento medico, e alcuni
problemi come un forte dolore di denti o di testa, un attacco di diarrea
o di vomito, un forte raffreddore. Risolverli ci permetterà di
continuare la nostra escursione o al limite di tornare
indietro alla macchina, e successivamente potremo eventualmente andare
dal medico, ma intanto l'importante è aver risolto, almeno
provvisoriamente, il problema.
Chi ha bambini, o ha
partecipato come assistente ai campi scuola della Parrocchia o è stato
negli Scout, sicuramente ha una grossa esperienza in fatto di piccoli
interventi di primo soccorso, perchè le ginocchia sbucciate, i tagli e
le punture di insetto capitano in grande quantità quando ci sono dei
ragazzini liberi di scatenarsi nella natura. Ma anche senza esperienza,
non è difficile imparare a sistemare qualche piccola ferita.
|
Come
già detto non sono un medico e non ho la pretesa di insegnare
elementi di medicina a
nessuno. Quindi per sapere quello che vi dovete portare potete
prendere spunto da quello che porto io e che in più di 30 anni
di escursioni ho capito che è utile avere, e poi svilupparlo
secondo le vostre esigenze. Come si vedrà non ho cose assurde
come kit per sutura (ma ho gli Steristrip), strumenti per
l'immobilizzazione degli arti, kit antiofidici (che non sono
neanche più in vendita) e altre cose assurde, perchè in 35 anni
mi sono reso conto che se si sta attenti e se si seguono alcune
regole di base il massimo che ci può capitare è una vescica.
|
Un sito che ho trovato
molto ben fatto, e pieno zeppo di chiare informazioni sull'argomento per
me è questo:
http://firstaid.about.com/ . Ci sono anche foto e video che
aiutano a riconoscere e risolvere tanti problemini di salute, e una
sezione interamente dedicata all'outdoor. Non sostituisce una
preparazione specifica, ma siccome non tutti vogliamo studiare medicina
ci da una serie di utili informazioni per gestire le piccole emergenze,
che poi sono quelle che capitano più spesso.
Antitetanica
Credo che il 90% degli
italiani abbia il richiamo per l'antitetanica scaduto!! Verifichiamo di
essere a posto con questa semplice, indolore ma utilissima vaccinazione,
ci eviterà tanti problemi in seguito.
Foglietto di
informazioni per i soccorsi.
In caso dovesse succedere
l'irreparabile è buona cosa avere con sé un foglio con tutte le
indicazioni utili per i soccorsi, specialmente nel caso in cui siamo in
stato confusionale o addirittura non coscienti. Un foglio plastificato
nel portafogli,
magari fatto assieme al nostro medico, con scritto chi siamo, chi
chiamare in caso di necessità, il gruppo sanguigno, eventuali allergie,
vaccinazioni fatte, problemi medici, farmaci che prendiamo, eventuali
prescrizioni religiose, il numero del nostro medico e tutto quello che
possa servire. Io ho messo anche la volontà di donare gli organi nel
caso non dovessi farcela per qualsiasi motivo e ho scritto che sono
Cattolico, così ho messo indicazioni per il corpo e anche per l'Anima.
Piccole ferite
Le piccole ferite, tagli,
grattoni, sbucciature,
vanno tamponate fino a fermare il
sanguinamento, poi lavate bene, se possibile con acqua corrente o con
l'acqua della borraccia, e ben controllate per vedere che dentro non ci
siano sporcizie, poi disinfettate, eventualmente suturate con le apposite
striscioline adesive Steristrip (in rete ci sono dei video che ne
spiegano l'utilizzo), coperte con cerotto o garza per evitare
che lo sporco entri e faccia infezione. Riporto alcune indicazioni del
dott.
Paolo Cremonesi, primario del Pronto Soccorso dell' ospedale Galliera di
Genova:
Nelle comuni ferite superficiali,
in genere si riesce con facilità a controllare il sanguinamento, con
un' azione di tamponamento. Il controllo diventa più difficile
quando la ferita è profonda e interessa arterie o vene di medie o
grosse dimensioni. In questi casi esce molto sangue e per arrestarlo
occorre una compressione locale e della zona del vaso sanguigno che
rifornisce l'area ferita (quindi a monte della lesione). Dato che la
compressione deve essere efficace, ma non eccessiva per evitare
danni maggiori, se la ferita va in profondità è meglio chiedere l'
aiuto di un medico. Detersione
La pulizia della ferita è fondamentale per evitare o almeno ridurre
il rischio di infezione. E' perciò bene sciacquare abbondantemente
la lesione con acqua. Inoltre occorre rimuovere con attenzione
detriti, terra, eventuali corpi estranei. Per pulire bene la ferita
si possono usare anche sapone o altri detergenti, a patto però di
risciacquare molto bene. Disinfezione
Una volta ripulita la ferita, si può procedere con la disinfezione.
A questo scopo si possono usare diversi disinfettati, dall'acqua
ossigenata ai preparati a base di cloro (per esempio, l'amuchina
diluita all' 1-2 per cento), dagli antisettici contenenti ammonici
quaternari (come citrosil non alcolico) a preparati iodati (per
esempio betadine). Bisogna invece dimenticarsi dell' alcol e dei
liquidi alcolici in generale, perché c' è il rischio che fissino i
microrganismi intorno alla ferita, aumentando il pericolo d'
infezione. Inoltre, i liquidi alcolici sono troppo irritanti sulle
ferite: il bruciore non è segno dell' efficacia disinfettante, bensì
dell' irritazione dei tessuti. Da evitare anche le polveri e le
creme antibiotiche, perché possono dare fenomeni di resistenza o
allergie. D'altro canto, se la ferita è molto sporca, o se il
paziente è particolarmente a rischio di infezioni, il medico può
decidere di dare un antibiotico. Protezione
La ferita non va poi lasciata "respirare", ma va protetta con
cerotti o garze sterili, per isolarla dall' ambiente esterno e
aiutare la cicatrizzazione: la pelle, infatti, ricresce molto più
velocemente in ambiente umido, quindi sotto il cerotto. Utili anche
i cerotti medicati con ioni d'argento, da poco disponibili in
farmacia che, grazie a un rilascio continuo e controllato degli ioni
argento, facilitano il processo di guarigione e riducono il rischio
di infezione. Utili, specie per le ustioni, anche le garze grasse
imbevute di sostanze antisettiche.
Da queste indicazioni possiamo già
avere qualche dritta sul contenuto del nostro kit medico. Fermare il
sangue, pulire, disinfettare, proteggere, giusto? Quindi servono
garze
e
garzette
da usare come tampone e per pulire (ma si può usare un pezzo di
maglietta o altro), del
sapone disinfettante,
disinfettante
(nel mio caso amuchina spray e, per le cose più piccole, bustine di
garza con disinfettante),
Steristrip
e
cerotti
di varie dimensioni, dai più piccoli per le piccole ferite ai più grandi
per i tagli o le scottature più grandi (quelli impregnati di ioni
d'argento, da poco sul mercato, sono ottimi). Naturalmente per fermare
le garze serve del
nastro per garze,
o l'apposita
cambretta ferma garza,
e alcune
spille di sicurezza.
Piccole ustioni
Ci sono tre tipi di
ustioni: di 1° grado, pelle arrossata, 2° grado, vesciche, 3° grado,
tessuto bruciato e annerito. La pericolosità è data sia dal grado che dall'estensione. In caso
si estensione notevole, oltre il 10% della superficie corporea, con
scottature di 2° e 3° grado è comunque sempre necessario rivolgersi a un
ospedale. Invece le piccole ustioni che interessano una superficie
limitata del nostro corpo, che meglio sarebbe chiamare scottature,
classica quella che ci procuriamo per aver tentato di svitare il
fornello dalla bombola prima che si sia raffreddato, vanno subito
bloccate, mettendo se possibile la mano nell'acqua fredda, o usando
l'acqua della borraccia. Non si deve aprire l'eventuale vescichetta che
si forma (ustione di 2° grado), perchè protegge, ma se comunque questa
si rompe va rimossa accuratamente. Si deve invece pulire e disinfettare
la parte, applicare l'apposito gel o la crema per le scottature che
lenisce il dolore e tiene umida la pelle, e bendare con una garzetta
sterile. La pulizia e il cambio della garza vanno fatte almeno una volta
al giorno. In caso di dolore può essere utile paracetamolo, una
compressa da un grammo ogni 6 ore. Le ustioni di 3° grado piccole vanno
prima raffreddate con acqua, poi disinfettate, cosparse di gel apposito
e bendate con cura. Meglio farle vedere dal medico, al ritorno, perchè
le infezioni sono molto facili.
Ricordiamoci che anche le
ustioni solari sono scottature che vanno trattate, e in montagna è molto
più facile essere vittime di bruciature da radiazioni, perché fa più
fresco, i raggi sono meno filtrati e il sudore funziona da lente. La
neve aumenta questo rischio.
Un buon corso di primo
soccorso spiegherà cosa fare in caso di scottature più serie. Niente
rimedi della nonna! Metterci sopra olio, burro o altro non fa che
trattenere il calore. Invece i gel appositi sono studiati per tenere la
ferita fresca e favorirne il raffreddamento.
Anche da queste indicazioni possiamo
avere qualche utile idea su cosa mettere nel kit medico. Oltre al
disinfettante e alle garze, che già avevamo messo parlando delle ferite,
anche un
gel per le scottature
in confezione monodose o in tubetto è utile. E il
Paracetamolo, in
compresse, antidolorifico e utile per abbassare la febbre. Poi sempre
una
crema solare a protezione totale,
che non sta nel kit ma nella tasca superiore dello zaino.
Punture di
insetti
Un punto rosso, o una
vescichetta piatta e chiara sulla pelle circostante arrossata che prude
sono speso il segno chiaro che una zanzara ha deciso di fare colazione a
nostre spese. In questi casi si disinfetta e poi si applica un cerottino
apposito che toglie il prurito e disinfetta, come il CARE PLUS Bite
Patch, o si applica una cremina cortisonica come il Lenirit. Entrambe
servono per eliminare il prurito, e quindi evitare che ci grattiamo con
il rischio di infettare la zona.
Le api lasciano il pungiglione all'interno della pelle, quindi questo va
tolto.
Intanto bisogna
allontanarsi dall'alveare, perchè le api che attaccano rilasciano una
sostanza che attira le altre api. Qualcuno dice di non togliere il
pungiglione con le dita o con una pinzetta, perchè si rischia di premere
la vescichetta di veleno e di farne entrare nel corpo una maggiore
quantità, e quindi di usare un ago e scalzare il pungiglione facendolo
saltare via. Altri dicono che il pungiglione va tolto in fretta, quindi
meglio farlo con le dita subito che aspettare di avere in mano l'ago
sterile, perchè nel frattempo la vescichetta continua a contrarsi e
iniettare veleno. Io faccio come questi ultimi, e tolgo il pungiglione
con le dita o con un legnetto più presto possibile, non aspetto di
tirare fuori il kit, prendere l'ago, sterilizzarlo.
Le zecche vanno tolte
usando l'apposita pinzetta, o una pinzetta normale afferrando l'animale
più vicino alla pelle possibile, e tirando senza fare troppa forza per
non staccare la testa, esercitando una leggera torsione. Poi si deve
controllare bene che non sia rimasto niente nella pelle, con una lente
molto potente, e disinfettare. La puntura va tenuta sotto controllo per
una 40ina di giorni, e se si arrossa ci si deve rivolgere a un medico
competente spiegando cosa è successo. Cercare di togliere le zecche con i rimedi
della nonna tipo l'olio o la sigaretta, o con le mani, è sbagliato e può causare danni
maggiori, quindi l'importanza della pinzetta è chiara, specie in zone
dove questi animali sono numerosi.
Anche le punture dei ragnetti, dei tafani e dei moscerini, pur non
essendo pericolose, prudono e possono spingerci a grattare, rompendo la
pelle e causando infezioni. Anche in questi casi un filo di crema
cortisonica o un cerottino apposito evitano problemi. In particolare i
morsi di ragni sono innocui, anche se tutti i ragni sono velenosi, ma il
loro veleno è o troppo poco o troppo blando per creare seri problemi.
Riconoscere il morso di un ragno non è facile, i sintomi sono rossore,
gonfiore, prurito e dolore, e si confondono con altri morsi, come quelli
di tafano. Particolare attenzione va prestata solo se i sintomi durano
oltre le 24 ore, se il rossore continua a diffondersi dal punto
centrale, se dalla puntura esce liquido, se il dolore aumenta,
sopravviene insensibilità, o la pelle attorno alla puntura si scolora,
diventa bianca cerulea.
Poi naturalmente del DEET
sulla pelle e della Permetrina sui vestiti, come abbiamo detto parlando
di zecche e zanzare sempre in questa sezione, evitano che questi
fastidiosi animaletti ci creino problemi. Ma è comunque bene avere
qualcosa per curare eventuali punture.
In tutti i casi di morsi e
punture il problema non è tanto il veleno iniettato, che non è
abbastanza potente o in quantità tali da creare particolari pericoli
(qui in Italia non ci sono ragni o scorpioni mortali), ma lo shock
anafilattico, che è la reazione violenta dell’organismo alla presenza di
una tossina, reazione più pericolosa della tossina stessa, e che si
ferma con l’Epinefrina (adrenalina), che ovviamente pochissimi hanno nel
kit medico. In caso di shock anafilattico leggero (gonfiore del viso,
difficoltà respiratorie leggere…), o di violenta reazione alla puntura
di un insetto, potrebbe essere utile il cortisone sublinguale, che
agisce sul sistema immunitario bloccando la produzione delle sostanze
che scatenano le reazioni allergiche (spiegazione vergognosa, ma come
detto non mi compete, se volete saperne di più sull’uso e sull’utilità
del cortisone chiedete al vostro medico, che vi spiegherà come e perchè
usarlo ed eventualmente vi farà una ricetta per prenderlo).
Comunque io nel kit
medico, per questo motivo, tengo anche il cortisone che si scioglie
sotto la lingua (non ho allergie particolari e sono stato morso
praticamente da ogni piccolo essere strisciante, camminante, nuotante e
volante delle Prealpi Venete, e non ho mai avuto problemi, ma non mi
costa niente portarlo).
Quindi da mettere nel kit
ci sarà la
pinzetta,
uno
spillo
o meglio un
grosso ago,
che si impugna con maggiore facilità,
la
lente
piccola ma potente, e i
cerottini per punture
o la
crema cortisonica.
Una curiosità: non
riuscivo a trovare una lente che mi andasse bene. Poi un giorno sono
passato da una bancarella di russi, quelli che si fermano a vendere le
cose sulle strade, e avevano dei binocoli a pochi soldi. Ne ho preso uno
e ne ho tolto la lente. E' potentissima, delle dimensioni perfette per
l'uso, e si può pagare pochi euro. Con un binocolo si ricavano 2 lenti
più piccole e 2 più grosse.
Vesciche
Se abbiamo scarpe
collaudate e usiamo la tecnica delle due calze, sintetica o seta sottile
sotto e lana o sintetica più grossa sopra, le vesciche non saranno mai
un problema. Ma una vescica può venire anche alla mano, con il
bastoncino impugnato troppo a lungo e non troppo correttamente, o per
aver tagliato troppa legna con il segaccio. La vescica poi può venire
per attrito, ma anche per macerazione della pelle del piede troppo a
lungo in un ambiente umido e caldo, quindi quando possibile togliere lo
scarpone e magari cambiare le calze, mettendole ad asciugare attaccate
allo zaino, è sicuramente una buona cosa. E può venire anche se per
esempio un piccolissimo sassolino entra nello scarpone e inizia a fare
attrito. Ricordo che quando scalavo a volte si formavano anche sulle
mani per attrito con la roccia. Appena ce ne accorgiamo, appena ci rendiamo conto che qualcosa
all'interno della nostra scarpa non funziona come dovrebbe, dobbiamo
subito fermarci, togliere scarpa e calze e verificare. Se vediamo che in
una zona sta iniziando a formarsi una lesione per sfregamento dobbiamo
mettere un cerotto o un pezzo di nastro americano che lo eviti. Se invece la vescica si è già formata
allora probabilmente dovremo bucarla. Non si dovrebbe, bisognerebbe
lasciare la bolla intatta, ma con la vescica gonfia ci
sarebbe probabilmente impossibile continuare a camminare, il dolore sarebbe troppo
forte. In questo caso, se cioè costretti a bucarla per poter continuare
a camminare, si deve fare un piccolo forellino con uno spillo disinfettato, e
tutto il liquido va fatto uscire. Poi si applica l'apposito cerotto per
vesciche, che mantiene la pelle umida. Se non c'è il cerotto, un pezzo
di nastro americano con un buco in mezzo eviterà la frizione ulteriore
sulla pelle, proteggendola.
Quindi, da mettere nel kit
c'è solo il
cerotto per vesciche,
e volendo un pezzo di
nastro
americano
che è ottimo per isolare la parte soggetta a frizione (io l'ho nel kit
di riparazione della tenda quindi qui non l'ho messo), tutto il resto l'abbiamo già messo.
BTW, qualcuno mi ha
parlato bene di un prodotto che eviterebbe le vesciche, il
BodyGlide. Non l'ho provato, e con i
metodi tradizionali non ho mai avuto bisogno di altro per evitarle, ma
può essere utile sapere che esiste. Non ho idea di dove si possa
prendere in Italia, ma su Amazon dagli USA si trova, bisogna vedere se è
fra i prodotti che possono essere esportati o no.
Vipere
Ne ho parlato abbondantemente nel
documento
dedicato all'argomento. Servono disinfettanti e una garza da 8
centimetri per 5 metri per la compressione dell'arto, c'è già tutto.
Spine
Una spinetta, per aver
appoggiato la mano su un cardo o aver spezzato la legna per il fuoco
senza mettere i guanti (cosa da non fare mai, perchè le mani sono
importantissime e vanno sempre protette!!!) può succedere. In questo
caso una lente molto potente, una pinzetta e un ago sono indispensabili
per eliminarla. La pinzetta se riusciamo a prenderla, l'ago per scalzare
la pelle nel caso sia troppo in profondità per essere afferrata. Poi una
disinfettata ed eventualmente un cerottino, e via. Una piccola e
stupidissima spina, se non rimossa, può impedirci di usare una mano, e
può fare infezione creando grossi problemi!!! Ricordiamoci dopo
averla rimossa di controllare bene con la lente che dentro non sia
rimasto qualche pezzettino.
Tutto quello che serve,
lente, pinzetta, ago e disinfettante, l'abbiamo già messo nel kit.
Colpo di calore
La temperatura corporea
interna (temperatura basale, o core temperature) deve rimanere
all'interno di un certo range per poter funzionare correttamente. Il
controllo della temperatura interna è effettuato dal corpo stesso
principalmente tramite la pelle. Il sangue con il caldo viene fatto
scorrere vicino alla superficie per raffreddarlo (vasodilatazione).
Inoltre si innescano i meccanismi della sudorazione, che evaporando
porta via calore dal corpo. Con una temperatura ambiente molto alta
l’aria non raffredda abbastanza il corpo e l’umidità impedisce al sudore
di evaporare. Inoltre l’eccessivo calore aumenta la disidratazione.
Quindi occorre stare il più possibile all’ombra, possibilmente in zone
dove c’è corrente d’aria, stare in basso verso il terreno (il calore
sale verso l’alto), magari se possibile e poco dispendioso di energie si
può scavare una decina di centimetri nel terreno e sdraiarsi, sotto ci
sono più di 10 gradi in meno rispetto alla superficie (se in ombra), si
deve bere molto (ma se si hanno problemi di ritenzione di liquidi allora
potrebbero esserci dei problemi, queste indicazioni sono per persone
sane, ho specificato all’inizio), si devono però evitare gli alcolici
che aumentano l’orinazione e quindi la disidratazione, niente caffeina
per lo stesso motivo, si deve mangiare leggero e regolare, anche per
evitare l’intossicazione da acqua (perdere acqua e sodio e
sostituirla solo con acqua con pochissimo sodio, crea dei sintomi simili
al colpo di caldo), si devono vestire abiti confortevoli,
leggeri e larghi, ed evitare di compiere lavori durante le ore più
calde. La testa deve stare sempre coperta, e magari si può tenere il
cappello umido, per favorire il raffreddamento, e anche uno straccio
bagnato attorno al collo, cambiato spesso, aiuta a raffreddare il
sangue. Una mezza bustina di integratore di sali minerali sciolta in un
litro di acqua credo che possa aiutare a reintegrare quello che con il
sudore viene perso, ma non ne sono sicuro. Io comunque uso le bustine di
Polase, integratore di potassio e magnesio, che aiutano a ridurre anche
i crampi, e danno all'acqua filtrata e potabilizzata un sapore più
umano, ma solo quando fa caldo, quindi un paio di mesi all'anno (qui
sulle Alpi comunque caldo vuol dire 20 gradi, non 40).
Nonostante tutto possiamo
prendere il classico colpo di calore, ance se in montagna in effetti è
molto difficile (a meno che non siamo disidratati, allora sudiamo poco e
quindi aumentiamo le possibilità di surriscaldarci). I sintomi sono
classici: mal di testa, giramenti di testa, nausea, vomito, crampi,
spossatezza. Se la temperatura sale ancora si hanno confusione e poi
perdita di conoscenza. Poi la distruzione delle cellule, il coma e la
morte.
Cosa fare? Beh, abbassare
la temperatura. Quindi cercare l’ombra, l’acqua, tamponare con stracci
bagnati soprattutto testa e collo, sotto le ascelle, l’inguine, fermarsi
e non muoversi, e le altre cose dette più sopra. In questo caso nel kit
di pronto soccorso non avremo niente che ci aiuti, dovremo utilizzare
l’ambiente a nostro vantaggio.
Ipotermia
L'ipotermia è il danno
provocato dal caldo, e non è da confondere con i geloni e il
congelamento, sono cose completamente diverse. Ne ho parlato molto
in questo articolo, perchè è un argomento che mi sta a cuore, visto
che giro spesso con il freddo da solo.
Per l'ipotermia nel kit
medico non c'è niente che ci possa essere utile, se non un po' di garza
per accendere un fuoco bello caldo.
Congelamento
Il congelamento, che
ricordiamo non è l'ipotermia, si ha quando una parte di tessuto corporeo
si ghiaccia. In genere sono le estremità le prime a soffrirne: mani,
piedi, mento, orecchie, naso, guance. L'acqua contenuta nelle cellule si
ghiaccia, e le cellule si "rompono". Riconoscere un tessuto congelato è
facile, fate un giro in Google immagini e inserite frostbite, vedrete un
bel po' di foto (non molto piacevoli). Mi risulta che non si senta
dolore, ho letto dei libri sulla ritirata italiana in Russia in cui si
scriveva che i militari si toglievano le scarpe e le dita dei piedi
rimanevano dentro.
Naturalmente è una cosa
che va assolutamente evitata, proteggendo le estremità e controllandole
spesso, le proprie e quelle dei compagni. Se ci si accorge che le dita
si stanno raffreddando troppo vanno scaldate, magari mettendole a
contatto del corpo di un compagno (questo però contribuirà ad aumentare
l'ipotermia del compagno, quindi dobbiamo valutare quanto teniamo alle
nostre dita e quanto al nostro amico di escursione).
I consigli che io seguo,
che ho letto soprattutto nel manuale di medicina d'emergenza
dell'Esercito USA, sono di non tentare di scaldare la parte congelata se
c'è il pericolo che si ghiacci di nuovo, di non massaggiare il tessuto
congelato perchè questo aumenta il danno, di non scaldare la parte con
il fuoco, o con acqua calda, o con un fornello, invece la parte
congelata va messa in acqua non calda, ma appena tiepida (più è calda
più il dolore sarà insopportabile). Comunque il tessuto congelato è
perso per sempre, non c'è via di ritorno, quindi la cosa importante è
evitare che il danno si espanda troppo, e rivolgersi a un ospedale che
provvederà ad eliminare chirurgicamente il tessuto necrotizzato. Molto
meglio prevenire, giusto?
Niente da mettere nel kit
medico, per questo problema.
Cecità da neve
In realtà si chiama
Fotocheratite, ed è una cecità dolorosa e temporanea causata dai raggi
ultravioletti riflessi dal ghiaccio e dalla neve (ma anche dall'acqua e
dalla sabbia). La neve riflette ben l'80% dei raggi ultravioletti che la
colpiscono, e questi ci finiscono dritti sulle cornee, che subiscono
delle "ustioni", che causano appunto questa forma di cecità. Si previene
indossando occhiali da sole, o se non si hanno proteggendo gli occhi
(per esempio con un pezzo di coperta isotermica o space blanket che è
semitrasparente, o con un pezzo di stoffa con due fessure tagliate, o un
pezzo di zaino, magari anche con un paio di giri di garza, e anche
dipingendo di nero la pelle attorno agli occhi per ridurre il riflesso).
Naturalmente gli occhiali devono essere di qualità, per avere la
certezza che le lenti abbiano la giusta protezione anti UV e che non
distorcano la vista creando danni.
Se non siamo attenti ce ne
accorgiamo, perchè è come avere sabbia negli occhi. Come lo so? Perché
l'ho avuta guardando un saldatore ad elettrodi, che provoca la stessa
lesione!! In quel caso occorre bendarli per evitare alla luce di
entrare, e tenerli freschi con compresse imbevute di acqua. Passa da
sola in un paio di giorni, ma stare due o tre giorni senza vedere,
outdoor, non è il massimo. Meglio prevenire che curare, al solito.
Ci sono dei prodotti
appositi da mettere negli occhi, ma non li conosco perchè, stando sempre
attento, non ne ho bisogno. Potete eventualmente chiedere a un oculista
(chi è solito chiedere al farmacista dovrebbe ricordarsi che i
farmacisti non sono medici, sono chimici, quindi meglio andare da chi è
veramente competente, possibilmente sempre dallo specialista del caso,
anche se costa qualcosa la salute non ha prezzo).
Mal di montagna (AMS,
Acute Mountain Sickness)
Può colpire già da
altitudini tutto sommato basse, fin dai 2.400 metri, anche persone in
perfette condizioni fisiche. Avviene quando l’organismo non ha modo di
acclimatarsi all’altezza in maniera graduale. Per esempio succede a
molti escursionisti che si recano da San Martino di Castrozza fin sulle
Pale di San Martino con la funivia. Dai 1.400 metri del paese prendono
la cabinovia fino a Colverde, 1.900 metri, e poi su con la funivia fino
al Passo Rosetta, a 2.700 metri di quota. Un bel salto, in pochi minuti.
Succede perché alle altitudini maggiori ogni respiro porta nei polmoni
meno ossigeno, e anche respirando più velocemente non si riesce a
soddisfare la fame di aria (spiegazione veloce e sommaria, in rete ci
sono molti siti che spiegano bene cos’è e come funziona l’AMS). Cuore e
respiro sono più veloci, manca l’aria ad ogni piccolo sforzo, si urina
di più, e a volte si fatica a dormire (poi ci sono altri problemi, come
quello dei fluidi corporei, ma lasciamo stare, chi vuole approfondire
abbiamo detto che può cercare in rete). Occorre quindi salire
lentamente, in modo da potersi abituare. Quanto lentamente? Dipende dal
fisico di ognuno, non c’è assolutamente una regola fissa. Possibilmente
è meglio scendere un po’ per la notte, per dormire. Sopra i 3.000 metri
meglio non superare i 300 metri per giorno, per dormire (non per salire,
si può salire di più, ma per la notte conviene scendere e dormire più in
basso). E’ utile
una dieta a base soprattutto di carboidrati (almeno il 70%). Come
abbiamo detto nel documento sull’alimentazione outdoor, i carboidrati
vengono convertiti in ATP in maniera anaerobica, a differenza dei
grassi, e questo ci fa risparmiare molto ossigeno. Poi bisogna
assolutamente evitare l’alcool, e tenersi sempre ben idratati, bevendo
poco e spesso anche se non si ha sete.
In genere questo disturbo
causa mal di testa, capogiri, inappetenza, respiro affannoso e corto,
problemi di sonno, nausea, vomito, fatica o spossatezza. In un paio di
giorni comunque se ne vanno, quando il corpo si è acclimatato (e spesso
quando è ora di tornare giù :-P ). Se non scompaiono bisogna per forza
scendere, o si rischia un edema polmonare, cioè i polmoni si riempiono
di fluidi e si può anche morire. Non ne vale la pena, vero? Se si
programma per la prima volta un 4.000 sulle nostre bellissime Alpi è
meglio calcolare due o tre giorni di margine, proprio per prendersela
comoda, specialmente gli ultimi 1.000 metri.
Non è detto comunque che
capiti a tutti, e magari una volta si può soffrire e un'altra no.
Farmaci
Naturalmente alcuni
farmaci sono utili. Oltre a quelli abituali che eventualmente prendiamo,
tipo i farmaci salvavita o quelli per la tiroide o per la pressione, io
per esperienza ho visto che sono utili un antidolorifico (Moment, nel
mio caso, mi sembra che sia quello che fa effetto più velocemente), tachipirina 1
g sublinguale per la febbre,
un antivomito (Peridon, serve la ricetta), un antidiarroico, un cortisonico
(Bentelan, con ricetta), un antistaminico (Actifed).
Sono farmaci che si prendono abitualmente, e sono
comunque farmaci che più o meno tutti abbiamo in casa, nella cassetta
del pronto soccorso, quindi niente di così specialistico. Mi hanno
permesso, negli anni, di affrontare le piccole problematiche che via via
si presentavano in maniera facile e sicura. Non servono grandi quantità,
solo quelle che servono per due o tre giorni, poi se si sta male ancora
si torna a casa.
I farmaci vanno lasciati
nei loro blister, e va scritto quando scadono, qualcuno scrive anche
come usarli e i dosaggi, ma io li conosco, quindi non ritengo utile
farlo. Una volta all'anno controllo le scadenze e cambio quelli vecchi.
Credo che per questi però
sia utile che ognuno si gestisca in base alle sue esperienze, magari
pensando a tutti i farmaci presi negli ultimi anni, e parlando col
proprio medico di fiducia.
Il mio kit
Qui sotto quindi c'è il
mio kit medico. E' contenuto in un astuccio in cordura arancione, grande
9 x 11 x 5 centimetri e del peso di 210 grammi. Due aghi grossi sono
infilati nel bordo interno, in posizione sicura. E il contenuto
rispecchia le situazioni descritte sopra, quindi ogni cosa ha i suoi
utilizzi, non c'è niente di strano o inutile, tutto quello che c'è so
che potrebbe servirmi, e so come perchè e quando usarlo. 35 anni
di montagne e boschi mi dicono che altro non mi serve.
E questo è il contenuto.
Vediamo, dall'alto a sinistra, cosa c'è e a cosa serve. Tutte le cose
sono divise per genere e messe in sacchettini ziplock stagni, per
proteggerle e per ordinarle in maniera razionale.
-
Garza orlata 5 cm x 3,5 metri, per fasciare
ferite, ustioni, e proteggerle.
-
Garza elastica 8 cm x 4 metri, per fasciare e
per creare una compressione linfatica in caso di morso di vipera
-
Sacchettino contenente la lente, la clip ferma
benda e alcune spille di sicurezza
-
Nebulizzatore contenente amuchina, per
disinfettare e, grazie allo spruzzo potente e concentrato, pulire le
ferite, contiene circa 30 spruzzi
-
Cerotto in nastro per fissare le fasciature
-
Boccettina di ammoniaca per le punture di
insetto, in genere al suo posto ci sono i cerottini appositi della
Care Plus che avevo finito, e in estate un tubetto di Lenirit
-
Bisturi con manico spezzato, spero di non
doverlo mai usare ma potrebbe servire per esempio per tagliare lembi
di pelle di vesciche, anche se la forbice del
Victorinox Hercules si è dimostrata più di una volta un ottimo
strumento chirurgico
-
Sacchettino con i farmaci, in quantità
sufficiente per 3 giorni di cura
-
Pinzetta di qualità, per spine, zecche e
pungiglioni
-
Bustine di disinfettante, bustine di gel per
scottature, bustine di gel per le contusioni e le lussazioni (vedi
foto sotto)
-
Cerotti di varie dimensioni, possibilmente
agli ioni d'argento
-
Cerotti per vesciche, steristrip, garzette
sterili
-
Compresse sterili antiaderenti, per i
grattoni, impediscono alla garza di attaccarsi alla ferita
-
polvere di sapone disinfettante, per lavare le
mani e le ferite
-
Compresse potabilizzatrici per acqua, per 12
litri della
Aquatabs , in blister da 6 compresse (vedi foto sotto) - ne
parliamo nell'articolo dedicato all'igiene dell'acqua
-
Garze sterili per pulire e coprire
%20(Custom).JPG)
Bustine di gel per ustioni, garzette
disinfettanti e gel per lussazioni
%20(Custom).JPG)
Blister con 6 compresse
potabilizzatrici Aquatabs
Crema protezione solare e
repellente per insetti a base di
DEET li tengo nel cappuccio dello zaino. La Permetrina non la porto
praticamente mai perchè basta che abiti e zanzariere siano impregnate
prima della partenza, durano un paio di mesi. Non ho la pinzetta per
togliere le zecche
perchè la Permetrina le ferma prima che pungano, ed eventualmente userei
la pinzetta normale, facendo attenzione e controllando con la lente la
perfetta rimozione del rostro. Se vado in posti dove so che ci sono
molte zanzare, per esempio in posti bassi sugli Appennini, porto
comunque la crema cortisonica Lenirit per i morsi delle zanzare. Il
nastro americano per le vesciche lo porto nel kit di riparazione della
tenda.
Bene, credo di aver
esaurito l'argomento, almeno per quanto mi compete. Questo è tutto
quello che so e che faccio, a meno che non mi venga in mente altro, nel
caso lo aggiungerò. Se ci sono dubbi o domande una mail è ben accetta,
come sempre! |