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I temporali.

In rete ci sono servizi meteorologici molto affidabili. In Veneto sicuramente l'Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto, o ARPAV. Prima di partire consultiamoli, e in caso di brutte notizie non abbiamo paura a cambiare programma. La nostra sicurezza deve essere sempre la priorità.

 Il temporale in montagna è un fenomeno affascinante e maestoso, ma nello stesso tempo è anche un serio pericolo. Un violento e improvviso temporale può crearci parecchi problemi: 

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Pericolo di ipotermia, in quanto la temperatura dell'aria può abbassarsi di più di 15 gradi, l’acqua ci può inzuppare e il forte vento causare un pericoloso fenomeno di raffreddamento - wind chill (ricordiamoci che un corpo bagnato si raffredda circa 25 volte più velocemente di un corpo asciutto);

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Pericolo di folgorazione, perché i fulmini sono un rischio reale che ogni anno chiede il suo tributo in termini di vite umane;

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Pericolo di caduta, perché l’acqua rende il terreno scivoloso, il vento ci spinge a socchiudere gli occhi, e le possibilità di mettere un piede dove non dobbiamo aumentano;

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Pericolo di disorientamento e smarrimento, perché le nubi che salgono improvvise possono ridurre la visuale a pochi metri in meno di 10 minuti, e il frastuono, il vento, l'oscurità, il crack dei fulmini che si abbattono possono farci cadere letteralmente nel panico.

 Per questo saper riconoscere e prevedere un temporale, ed eventualmente essere preparati ad affrontarlo, diventa importante.

 Come sempre, prima di tutto occorrono alcune semplici, anche se forse noiose, indicazioni teoriche, senza le quali però non si riesce a capire bene il fenomeno. Una buona base teorica è sempre fondamentale, per riuscire a capire il perché delle cose, e solo conoscendo il loro funzionamento si può ragionevolmente pensare di capire come si possono sviluppare, cosa le può causare, come si possono prevedere. La conoscenza è la nostra maggior ricchezza!!

 Sembra impossibile, ma alla base dei temporali c’è il sole. Infatti i fenomeni meteorologici non sono altro che la conseguenza di una serie di squilibri termici, dovuti al riscaldamento in maniera non omogenea di terra, aria e acqua da parte del sole.  I famosi temporali di fine primavera e inizio estate, molto violenti, sono dovuti proprio al forte irraggiamento solare di quel periodo dell’anno che va a scaldare un terreno ancora freddo, l’acqua e l’aria, e causa forti squilibri termici che danno luogo alle nubi, al vento e alla pioggia. Il cumulonembo, la classica nube ad incudine o a cavolfiore che porta i temporali, necessita infatti di una grande quantità di energia termica per formarsi e svilupparsi, per questo le vediamo soprattutto nei mesi caldi, quelli a maggior irraggiamento solare. E per questo in inverno i temporali sono molto rari. 

I cumuli, le nuvole da tenere d'occhio.

 In questa battaglia le forze in gioco sono 3: temperatura, pressione e umidità.

 Temperatura

Il terreno assorbe abbastanza bene l’energia solare, e quindi a parità di irraggiamento si riscalda molto di più dell’aria circostante. A volte il terreno scotta (pensiamo alla sabbia al mare) mentre l’aria rimane comunque ad una temperatura calda ma sopportabile. Però il terreno  cede una parte del calore all’aria, che quindi viene scaldata sia direttamente dal sole che per irraggiamento dal suolo, e questo fa si che a basse quote l’aria sia quasi sempre più calda che in alte quote (la temperatura diminuisce di circa 6,5 gradi C ogni 1000 metri o un grado e mezzo ogni 200 metri, teoricamente). Quasi sempre perché a volte di sera il terreno si raffredda velocemente e sottrae calore all’aria circostante, e quindi qualche centinaio di metri più in alto può succedere che la temperatura sia più alta – si chiama inversione termica. Quindi la temperatura, uno dei tre fattori scatenanti dei temporali, è maggiore in basso e minore man mano che si sale. Questo lo sanno tutti, l’aria calda sale verso l’alto.  

Pressione

La pressione atmosferica è quella esercitata appunto dall’atmosfera, il peso dell’aria. Naturalmente non è sempre uguale, ma cambia in base a:

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altitudine - più si sale più la pressione diminuisce;

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temperatura - l’aria calda si espande e quindi pesa meno dell’aria fredda, quindi con il freddo la pressione atmosferica è maggiore;

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umidità – la molecola di vapore pesa meno della molecola  di azoto e di ossigeno che compone l’aria, quindi maggiore sarà l’umidità e minore sarà il peso e quindi la pressione.

 

Umidità

Nell’atmosfera si trova sempre una certa quantità di acqua, sotto forma di vapore. L’umidità relativa dell’aria è espressa in percentuale, ed indica appunto la quantità di acqua contenuta in percentuale alla quantità massima che può essere sopportata prima di arrivare a saturazione. Per esempio 80% di umidità relativa vuol dire che quell’aria contiene l’80% dell’acqua (sotto forma di vapore) necessaria per renderla satura, a parità di temperatura. Questo a parità di temperatura è importante!!! Infatti più alta è la temperatura e maggiore sarà la quantità di vapore che si potrà sopportare prima di saturare (le calde jungle tropicali sono un classico esempio). Viceversa, se l’aria umida si raffredderà, questa sarà in grado di sopportare meno umidità, ed eventualmente quella in eccesso condenserà e precipiterà. Altra cosa importante da ricordare è che mentre quando l’acqua passa da liquida a gassosa assorbe calore, quando passa da gassosa a liquida, quando cioè si condensa, il calore lo cede, quindi quando l’acqua condensa, il fenomeno riscalda l’aria circostante.

 Visti, anche se in maniera frettolosa e sicuramente non esauriente, i 3 concetti di temperatura, pressione e umidità vediamo adesso ci capire, con un minimo di base teorica, come questi possano causare il nostro temporale, se messi assieme in determinate situazioni.

 

Abbiamo detto che alla base di tutto c’è il sole che scalda la terra. Ma la superficie del nostro pianeta si riscalda in maniera diversa a seconda del materiale di cui è formata (la neve per esempio riflette il 90% del calore, la sabbia vulcanica circa il 5%), e di conseguenza anche l’aria prossima a queste diverse zone si riscalderà in maniera diversa, maggiore o minore. Questo causerà zone prossime fra loro ma alcune con aria calda ed altre con aria fredda. Siccome l’aria calda tende a salire, essendo più leggera di quella fredda, si creeranno delle correnti ascendenti, delle colonne di aria calda (e umida) in movimento verso l’alto. Salendo, sappiamo bene che l’aria calda si espande, a causa della minore pressione, e in conseguenza a ciò si raffredda, il vapore acqueo contenuto condensa e si forma la classica colonna centrale delle nubi temporalesche, il cumulonembo. In montagna la possibilità di temporali è maggiore perché i cumulonembi si potranno formare anche per il salire di aria umida spinta lungo il fianco della montagna stessa dal vento, per questo in vetta i temporali sono molto frequenti, ben più che in pianura (si chiamano temporali orografici). Inoltre teniamo presente che in montagna l’aria è più fresca che in pianura, e la roccia forma delle isole di calore in questa massa d’aria. Questo aumenta la facilità di formare correnti ascendenti.

 Quindi la nostra colonna di aria calda e umida sale raffreddandosi, circa 1° C ogni 100 metri, e man mano che si raffredda fa condensare l’umidità contenuta. Si forma quindi la nuvola, che sembra partire dal nulla, infatti la base del cumulonembo è piatta: sotto quella altitudine la temperatura non è sufficiente a far condensare il vapore, sopra invece si, quindi la nuvola parte proprio da quell’altezza. E questa nube salirà fino all’altitudine necessaria a far equilibrare temperatura e peso specifico dell’aria umida. In pratica il nostro cumulonembo avrà un inizio in basso e una fine in alto ben netti e visibili, dovuti allo sbilanciamento (il primo) e al riequilibrio (il secondo) di temperatura e peso specifico. Importante è ricordare che più l’aria è umida, e quindi maggiore sarà la nuvola che si formerà, e più bassa di quota sarà la base del cumulonembo. Quindi cumulonembi bassi sono segnale di tanta acqua che sta arrivando, e di maggiore instabilità e quindi maggiore probabilità che il temporale si scateni.

 Durante la prima fase di salita non c’è scambio di calore, l’aria calda sale fino a un certo punto di equilibrio. Però come abbiamo ricordato sopra, quando il vapore condensa, passa cioè dallo stato gassoso allo stato liquido, allora inizia a cedere calore, circa 570 calorie per grammo di acqua condensata. Questo ridà calore alla nostra colonna d’aria, che ricomincia quindi a salire fino a raggiungere il suo punto massimo. Poi in alto la colonna d’aria calda, raffreddandosi di nuovo, interromperà la velocità ascensionale, mantenendo invece quella orizzontale, e la nuvola assumerà la classica forma a incudine o a cavolfiore.

 Le gocce di vapore acqueo condensate, salendo sempre più, si trasformano in cristalli di ghiaccio, che vengono portati in alto dalle correnti, aumentando di grandezza, poi ricadono, risalgono e continuano finché a un certo punto, troppo pesanti per rimanere ancora in aria, cadono al suolo sotto forma di grosse gocce d’acqua o di grandine. Assieme all’acqua cade a terra il cosiddetto fronte temporalesco, o outflow (che è associato all’inflow, ma spiegare tutto porterebbe via troppo tempo), forti raffiche di vento freddo che precedono il temporale di un 10/15 minuti. Questo movimento delle goccioline di acqua inoltre genera differenziali elettrici che sono la causa della grande quantità di fulmini che è sempre associata ai temporali. Va detto, per finire, che un temporale non dura molto, in genere la parte più forte una mezz’ora, ma che i fulmini possono arrivare a notevole distanza dal fronte, anche 20 chilometri!  E che queste formazioni nuvolose che generano i temporali si chiamano celle (in genere un temporale è formano da più celle, ma ci sono temporali formati da una cella molto grande e che ruota, supercella, e altri a cella unica, lasciamo perdere altrimenti non ce la caviamo più).

 In questo schema viene raffigurato chiaramente tutto quello che ho detto:

 Prevedere con esattezza dove si scaricherà una cella temporalesca è quasi impossibile, anche perché in genere sono molto limitate geograficamente (spesso cadono veri e propri camion d’acqua sopra di noi, e a qualche centinaio di metri non fa una goccia).

 Innanzitutto è importante, prima di ogni escursione, verificare le previsioni meteo locali (personalmente mi affido al sito dell’ARPA - Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale -  del Veneto, molto preciso ed affidabile e ben localizzato). In caso di previsioni pessime non si deve necessariamente stare a casa, ma magari modulare la nostra uscita in maniera di ridurre al minimo eventuali rischi, rimanendo per esempio in zona boschiva senza avventurarci sulle cime di roccia nuda, o su ferrate attrezzate con corde e chiodi di acciaio che attirano i fulmini.

 Poi, almeno personalmente, quando sento che arriva il vento, soprattutto se inizia ad andare in una direzione diversa da quella di poco prima, è freddo e iniziano a formarsi colonne di nubi, che sono l’inizio del cumulonembo, mi abbasso di quota perché è un ottimo segno che sta arrivando un temporale. Il calare improvviso della temperatura, i numerosi borbottii dei tuoni, corrente d’aria che va verso il cumulonembo (inflow) sono altri fattori che mi fanno capire che sta per scatenarsi il finimondo. Anche il naso può aiutare: il classico odore di ozono, o di pioggia, può avvisare che nei dintorni si è scatenato un acquazzone, quindi occorre stare attenti al cielo. Un temporale si scarica velocemente, se cade vicino a noi possiamo stare tranquilli che non arriverà lontano. Stranamente un cielo blu profondo limpidissimo è segno di tempo instabile, a differenza di uno di un azzurro più offuscato e chiaro. Altra cosa da osservare è l’attività di lampi in lontananza. Più aumentano i lampi e più aumentano le possibilità di pioggia, e più è probabile il formarsi di celle, che però come abbiamo detto non si può sapere dove si formeranno con esattezza sulla linea del fronte. Anche piccoli cumuli che si formano sopra le cime sono segno di presenza di aria umida che sale raffreddandosi, possibile prodromo di una cella. Prima appaiono al mattino, e più bassi sono, maggiore è l’umidità dell’aria. E grossi cumuli che danno origine a torrette causate da salita di aria calda, che si formano lontano dalle vette, sono il classico segno di riscaldamento dovuto a condensazione, quindi segno di alta umidità in quota. La luminosità che cala è un altro segno di pericolo. Sono tutti fenomeni che si impara a riconoscere con il tempo e l’osservazione. Fermarsi a guardare le nuvole per molti è solo una perdita di tempo, per me è un ottimo modo di arricchire la propria conoscenza dei fenomeni e la capacità di associare fenomeni osservati alle loro conseguenze, per riuscire a prevedere l’evolversi della situazione meteorologica.

 Se nonostante il meteo e l’osservazione vengo sorpreso da un temporale, non ne faccio una tragedia, ma mi allontano il più in fretta possibile dalle quote alte, e quando sento che ormai è vicino e quindi possono iniziare i fulmini aspetto tranquillo che passi, magari sedendomi sullo zaino che isola elettricamente dal terreno, coperto dal poncho, assumendo una posizione “fetale” con i piedi a terra vicini uno all’altro, in un luogo ribassato rispetto al terreno. Se c’è vegetazione mi ritiro nel bosco, vicino ad alberi più bassi degli altri attorno, perché il bosco protegge dal vento e dai fulmini. Comunque allontano da me gli oggetti metallici come ramponi e bastoncini. In una mezz’ora il grosso passa, e in un’ora il temporale se ne va.

 Per quello che riguarda i fulmini, ci sono una serie di indicazioni molto sensate del Centro funzionale della Regione Valle D’Aosta:

Al fine di ridurre il rischio di essere colpiti da fulmini:

evitare di stare in luoghi aperti e cercare di non essere l’unico soggetto verticale in un ampio spazio vuoto;
tenersi il più possibile lontani da alberi isolati, tralicci e oggetti o strutture puntute, specie se metallici;

non sostare sotto tettoie o balconi;

non entrare in contatto con specchi d’acqua ed evitare di stare vicino a dove può scorrere l’acqua;

i capelli che si sollevano, crepitii, fiammelle azzurre (fuochi di S. Elmo) sui nomignoli e sugli angoli dei tetti: sono segnali che un fulmine potrebbe scaricarsi a breve su quella zona;

informarsi sempre presso gli uffici guide in merito alle condizioni degli itinerari ed alle previsioni meteo, se non lo si è già fatto da casa;

se si notano delle nubi a sviluppo verticale già al mattino, allora è probabile che nel corso della giornata si sviluppino dei temporali; più elevate sono la foschia e la sensazione di afa nelle valli, più tale probabilità aumenta ulteriormente;

per prevedere lo spostamento di temporali già in atto, osservare verso quale direzione punta la parte più alta del cumulonembo (incudine);

di notte il bagliore dei fulmini si può scorgere a decine di chilometri di distanza, mentre se si sente il tuono il temporale si trova a pochi chilometri da noi: un ritardo di circa 10 secondi fra il lampo e il tuono significa che siamo distanti circa 3 chilometri dal temporale;

ricordarsi che la vita media di un temporale è di circa 1 h, e che la fase più intensa difficilmente supera la mezz’ora: di conseguenza, cercare un riparo alle prime avvisaglie di temporale (per esempio all’interno delle grotte, non all’imbocco) ed attendere che i fenomeni si attenuino;

in ogni caso, allontanarsi rapidamente dalle cime e dalle creste;

fare attenzione alle corde e ai cavi delle vie ferrate, specie se bagnati;

non rimanere sotto rocce o alberi isolati;

nei boschi stare lontani dai tronchi degli alberi più alti e dai rami bassi;

evitare i canaloni, i colatoi ed i camini rocciosi: seguendo l’umidità e le correnti d’aria, il fulmine si insinua in questi varchi;

non dare la mano ai compagni di escursione e stare distanziati una decina di metri;
non stare nelle vicinanze dei torrenti: si ingrossano rapidamente e possono diventare pericolosi, soprattutto per chi fa “torrentismo” o pesca;
non accendere fuochi: il calore svolge una forte funzione catalizzatrice;

isolarsi al massimo dal terreno con qualsiasi materiale isolante a disposizione: zaino, sacco a pelo, corda (se asciutti);

liberarsi da qualsiasi oggetto metallico (piccozze, ramponi, sci, moschettoni, chiodi) ponendolo ad una certa distanza;

un fulmine può essere pericoloso non solo se ci colpisce direttamente, ma anche a causa della cosiddetta “corrente di passo”: la corrente del fulmine rimane sulla superficie del terreno e diminuisce di intensità allontanandosi dal punto di caduta, di conseguenza è importante toccare il terreno in un solo punto, ad esempio saltellando o stando accucciati coi piedi uniti (la differenza di potenziale tra il suolo sotto un piede e l’altro può essere pericolosa);

evitare di sdraiarsi o di appoggiarsi alla roccia;

la corrente sviluppata anche da un fulmine molto piccolo può essere sufficiente a provocare arresto respiratorio o cardiaco, bruciature della pelle e contrazioni involontarie dei muscoli che possono indurre dei bruschi movimenti incontrollati o addirittura provocare delle fratture alle ossa. I fulmini di potenza elevata generalmente provocano la morte. Le persone colpite da fulmine non sono cariche elettricamente e dunque non si rischia nulla a prestare loro soccorso.

 

 L’80% delle persone vittime di fulminazione sopravvive: respirazione bocca a bocca e massaggio cardiaco possono salvare la vita! Un altro motivo per fare un buon corso di primo soccorso, come ho ripetuto spesso!!

Ricordiamoci che comunque all’interno di un  bosco si è abbastanza al sicuro, purché si stia vicino a piante più basse delle circostanti.

 Bene, per quello che riguarda i temporali in montagna non mi viene in mente altro, quello che so è tutto qui, e spero che possa servire ad altri, magari approfondendo i concetti con qualche anziano montanaro che può spiegare moltissime cose utili!

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