L'abbigliamento in climi
freddi: cosa, come e perchè.
Partire adeguatamente vestiti è il primo passo per la riuscita
di una escursione con temperature estreme (e vale sia per il
freddo che per il caldo, naturalmente). Il corpo genera calore,
e gli abiti sono deputati a mantenere questo calore, generato
con tanta fatica e dispendio di energie, attorno a noi,
impedendone la dispersione, e nello stesso tempo impedendo al
freddo di raggiungerci. In pratica
gli abiti devono tenere
dentro il caldo, permettendo però un'adeguata traspirazione, e tenere
fuori il freddo, il vento e l'acqua.
Ma l'abbigliamento deve essere studiato anche per evitare il
surriscaldamento, che causa sudorazione, quindi umidità, e un corpo
umido è destinato a congelare in breve tempo. Sembra un controsenso, ma
in inverno il caldo è un pericolo tanto quanto il freddo!!
Le
regole fondamentali per un corretto abbigliamento invernale sono
poche e semplici:
1 -
essere adeguatamente isolati dall'ambiente;
2 - vestire a strati;
3 - usare materiali adatti ed evitare il cotone;
4 - restare asciutti;
5 - restare puliti.
Vediamo
ogni punto nel dettaglio.
1 - L'isolamento
Abbiamo
detto che è il corpo che funziona come una stufa e produce il calore,
non gli abiti. Il compito degli abiti è sostanzialmente di isolarci
dall'esterno, trattenendo il calore generato. Gli abiti infatti
forniscono l'isolamento trattenendo fra le loro fibre l'aria calda
prodotta dal corpo, e questo isolamento è direttamente proporzionale
allo spessore dei capi e inversamente proporzionale alla dimensione
dello spazio libero fra le stesse fibre. In parole povere, più un capo
di abbigliamento è spesso e formato da fibre minuscole che creano spazi
minuscoli in cui intrappolare una maggiore quantità di aria calda, più
terrà caldo (ma solo fino a un certo punto, oltre il quale lo spessore
non è più utile, ma solo ingombrante). L'isolamento però avviene non solo dall'interno verso
l'esterno, per impedire al caldo di uscire, ma anche dall'esterno
all'interno, per impedire al freddo e all'acqua di entrare. Dovremo
cercare quindi anche uno strato, in genere quello più esterno, che sia
impermeabile alla pioggia e in grado di impedire al vento di raggiungere
il corpo, causando il cosiddetto effetto "wind chill", il raffreddamento
dovuto alla convezione. Questa tabella riporta il freddo a cui un corpo
è sottoposto a seconda del vento che lo colpisce, ed è molto
interessante (tutti i motociclisti sono esperti di questo argomento):
Dalla
tabella si nota, per esempio, che una temperatura di circa 1 grado sopra
lo zero, con un vento di circa 70 km orari è pari a una temperatura di
-6.6 gradi Celsius. Proteggersi dal vento è quindi molto importante.
Naturalmente l'isolamento è in grado di rallentare anche
considerevolmente la perdita di calore, ma non è in grado di eliminarla
completamente: il nostro corpo dovrà continuamente fornire calore,
tramite il metabolismo basale e il lavoro, e quindi necessiterà di
continua energia. Vedremo questo punto nel dettaglio nell'apposita
sezione sull'alimentazione
in inverno (ma prima conviene finire di
leggere questa parte).
2 - Il concetto degli
strati
Il modo
migliore per ottenere un isolamento efficace è vestire a strati. Ogni
strato di abbigliamento fornirà un certo fattore di isolamento,
tratterrà cioè una certa quantità di aria calda, e questo fattore di
isolamento si sommerà a quello degli altri strati. Aggiungere o togliere
uno o più strati aumenterà o diminuirà l'isolamento, quindi la quantità
di aria calda trattenuta, permettendoci di regolare la temperatura in
base alle differenti attività. Infatti starsene seduti aspettando che la
pasta si cuocia è un'attività che genera pochissimo calore, quindi
avremo bisogno di aumentare l'isolamento. Camminare nella neve fonda in
salita è invece un'attività che genere molto calore, quindi dovremo
togliere isolamento per permettere al corpo di non surriscaldarsi e
sudare. In inverno è un continuo mettere e togliere, in modo da ottenere
sempre il corretto isolamento, evitando sia il freddo che il
caldo!!!
Un
fattore che riveste grande importanza, nell'abbigliamento a strati, è la
corretta vestibilità di ogni capo. Un pile troppo stretto comprimerà gli
strati sottostanti, e permetterà di trattenere una minore quantità di
aria calda. Viceversa, un pile troppo largo conterrà bolle d'aria troppo
grandi, in cui si svilupperanno fenomeni di convezione naturale e
forzata che raffredderanno il corpo. E' importante quindi acquistare i
vari capi provandoli con quelli che si indosseranno sotto, per
verificare che non siano né troppo stretti né troppo larghi.
Un
concetto un po' difficile da capire, ma che va tenuto in considerazione
è questo: l'efficienza di un capo di abbigliamento è proporzionale al
diametro della parte corporea che esso ricopre. In parole povere, un
dato spessore di isolamento che riveste il torace è più efficiente dello
stesso spessore se questo va a rivestire un braccio. Inoltre una
maggiore efficienza a livello di tronco è più importante rispetto
all'efficienza a livello di arti, perchè aiuta a mantenere la
temperatura basale, che è alla base della sopravvivenza stessa.
Ricordiamoci inoltre che lo spessore degli abiti ha senso solo fino ad
un certo punto, oltre il quale aggiungere ancora strati non servirà a
mantenere il corpo più caldo, ma creerà solo impaccio nei movimenti.
3 - I materiali
Quali
sono i materiali più indicati, che dovranno influenzare la nostra scelta
al momento dell'acquisto? Fatto salvo che il cotone va assolutamente
evitato, possiamo fare una piccola descrizione di quello che c'è
attualmente nei negozi, con i pro e i contro.
Lana
La lana è un
materiale naturale che, a seconda dello spessore e delle
tecniche con cui viene filata, arriva a contenere anche il
60/70% di aria all'interno delle fibre, quindi ha un potere
isolante molto elevato. La lana inoltre può assorbire una grossa
quantità di acqua senza dare al corpo una sgradevole sensazione
di bagnato, proprio perchè i liquidi si disperdono all'interno
dell'intricata jungla di fili di cui è formata. Anche se bagnata
riesce a trattenere abbastanza aria da tenere caldo, rilascia
l'umidità lentamente, quindi riduce l'effetto di raffreddamento
dovuto all'evaporazione, e può essere tessuta così fittamente da
fornire anche una notevole impermeabilità all'aria. Non brucia
facilmente
come le fibre sintetiche, e richiede minori attenzioni vicino al
fuoco. Per finire costa relativamente meno dei capi tecnici (ma
alcuni tipi, come la lana Merino, sono invece molto cari). Se
bagnata può diventare molto pesante, asciuga lentamente e a
contatto con la pelle può dare luogo ad allergie o irritazioni.
Pile
E' un materiale
sintetico fatto con la plastica (poliestere, polipropilene...).
Ha un potere isolante simile a quello della lana, ma assorbe
meno acqua e asciuga più velocemente. Viene prodotto in vari
spessori, in modo da garantire diversi livelli di isolamento.
Non è impermeabile al vento, e delicato se esposto al calore
(brucia facilmente, si buca e le fibre si impaccano perdendo
potere isolante). Costa poco.
Polipropilene
E' una fibra
idrofobica, cioè non assorbe l'acqua. La sua caratteristica più
importante è infatti che muove l'umidità generata dal corpo
verso l'esterno, facendola evaporare lontano dalla pelle ed
evitando il congelamento. Per questo è l'ideale per fornire il
primo strato, quello a contatto diretto con il corpo, che
contribuisce a mantenere asciutto costringendo i liquidi ad
evaporare lontano. I capi in polipropilene sono abbastanza cari
e molto sensibili alla fiamma, e se tenuti a lungo puzzano.Vanno
lavati a bassa temperatura e asciugati all'ombra.
Barriere di vapore
Si tratta di
tessuti che bloccano totalmente il vapore, essendo non
traspiranti. Il corpo genera continuamente umidità, anche a
riposo (circa mezzo litro nelle 24 ore), e questo accade fino a
che l'umidità esterna è attorno al 70%, poi il corpo si accorge
dell'umidità e blocca la traspirazione. Convertire l'acqua in
vapore richiede circa 580 calorie per grammo, quindi c'è una
continua perdita di calore dovuta proprio alla traspirazione
corporea che passa dallo stato liquido a quello gassoso. Una
barriera di vapore indossata subito dopo uno strato idrofobico
intrappola l'umidità, e appena questa raggiunge il 70% il corpo
blocca la traspirazione, e quindi la perdita di calore. Inoltre
in questo modo viene ridotta la disidratazione. Questo sistema,
se pur efficace in alcuni casi, non mi piace affatto, perchè ci
si sente sempre sgradevolmente umidi. Comunque è utile sapere
che esiste.
Fibre sintetiche
sottili
Fanno parte di
questa categoria prodotti commercializzati come Polarguard,
Hollofill, Quallofil... Sono fibre usate soprattutto come
isolante nei sacchi a pelo e nelle giacche. Sono abbastanza
efficienti, ma non come per esempio il piumino, abbastanza
pesanti, discretamente comprimibili. Hanno il vantaggio di non
assorbire l'umidità e di asciugare velocemente. Temono il calore
e sono altamente infiammabili.
Fibre sintetiche
supersottili
Conosciute
come Primaloft, Thinsulate, Microloft... Sono estremamente
sottili, e permettono quindi di intrappolare una grande quantità
di aria calda. In laboratorio il Thinsulate ha dimostrato di
possedere, a parità di spessore, quasi il doppio di potere
isolante della piuma, ma ha un peso attorno al 40% maggiore.
Asciugano velocemente e non assorbono l'acqua. Sono molto
sensibili al calore e abbastanza costose. Vengono usate per fare
imbottiture di guanti, scarpe, giacche, sacchi a pelo...
Piumino
Il piumino è un
isolante molto efficiente. E' in grado di intrappolare una
grande quantità di aria calda e pesa relativamente poco.
E'inoltre molto comprimibile. Il grosso problema del piumino è
che tende ad assorbire l'umidità perdendo capacità isolante, ed
asciuga molto lentamente. Per questo è fondamentale averne
estrema cura, ed evitare di inumidirlo, per esempio con il
sudore o la traspirazione, o esponendolo ad ambienti umidi.
Naturalmente la qualità della piuma usata è importante. Maggiore
è la qualità, maggiore il costo e maggiore l'isolamento offerto.
I prodotti fabbricati con piuma di bassa qualità costano poco,
ma qualitativamente sono inferiori a quelli costruiti con un
buon filato sintetico.
4
- Restare asciutti
Come
detto più sopra, un grammo di acqua consuma 580 calorie passando dallo
stato liquido allo stato gassoso, e queste calorie sono sottratte al
corpo. Una persona bagnata si raffredda fino a 25 volte più in fretta di
una persona asciutta. L'abbigliamento dovrà quindi proteggerci dalla
pioggia, ma nello stesso tempo essere abbastanza traspirante da impedire
alla traspirazione e al sudore di bagnarci dall'interno. Un capo
impermeabile e traspirante come strato esterno, e uno idrofobico a
contatto con la pelle, e fra essi uno o più strati di isolante sono
un'ottima assicurazione contro il congelamento.
5 - Restare puliti
Lo
sporco, in particolar modo il grasso della pelle, riduce la capacità dei
tessuti di intrappolare l'aria. Certo, fare il bucato a 20° sotto zero
non è cosa facile, e per qualche giorno gli abiti si manterranno
comunque abbastanza puliti da conservare le proprietà isolanti. Ma se la
nostra permanenza in climi freddi dovesse prolungarsi, sappiamo che
prima o poi dovremo lavare gli abiti. L'importanza di materiali a rapida
asciugatura si rivela in questo caso fondamentale.
Dalla teoria alla pratica.
Bene,
abbiamo illustrato i concetti teorici fondamentali che stanno alla base di un
adeguato abbigliamento invernale. Vediamo ora come applicare la teoria
alla pratica, ossia come vestirci. Analizziamo le varie zone corporee:
A - La testa e il collo
B - Le mani
C - I piedi
D - Il corpo
A - La testa e il collo
La testa ha una notevole
superficie, ed è altamente capillarizzata. Per questo funziona come un
vero e proprio radiatore, contribuendo in maniera notevole al
raffreddamento. C'è un detto popolare che dice: "Se hai freddo ai piedi
copriti la testa", ed è assolutamente vero. Per la sua particolare
conformazione, dalla testa può sfuggire fino al 40% dell'intero calore
corporeo (alcuni testi arrivano a indicare il 70%). E il collo ne fa
disperdere un'altra buona quota. Si capisce subito quanto sia importante
coprire adeguatamente entrambe le parti. Un berretto in lana o pile, o
in Thinsulate, che copra anche la fronte e le orecchie è indispensabile.
Un passamontagna che aggiunga uno strato alla testa e difenda il naso e
le guance, parti molto soggette a congelamento, è altrettanto
importante. E una sciarpa antivento attorno al collo completa il quadro.
Il cappuccio della giacca o del parka fornirà lo strato più esterno,
quello impermeabile ed antivento. E' importante che il cappuccio abbia
un cordino per poter essere chiuso in più possibile, impedendo all'aria
fredda di entrare e succhiare fuori il caldo, e impedendo che i
movimenti facciano soffiare fuori l'aria calda.
Un classico berretto
invernale in lana, con l'interno in pile e i copriorecchie.
Un
ottimo sistema per coprire collo, volto, orecchie e fronte, aggiungendo
uno strato alla testa, l'ho trovato nei prodotti della spagnola
Buff,
in particolare nel modello chiamato Cyclone. Si tratta di un tubo in
microfibra, ad asciugatura rapida e idrofobo, a doppio strato, con una parte in Windstopper e Polartec. E'
indicato per le temperature estreme.
Non sto qui a spiegare come
funziona, posto un video (in cui utilizzano il Buff Classic, ma il
concetto è lo stesso) e un disegno che illustrano i vari modi di
indossarlo e che spiega meglio di mille parole. Un video sul Buff Polar,
simile al Cyclone,
si trova qui.
Devo dire che
funziona veramente, è estremamente versatile, comodo, ben fatto,
non da fastidio (è fatto senza cuciture), e in poco tempo si
impara ad usarlo velocemente come sciarpa, maschera,
passamontagna. E' valido anche per la notte, anche se l'anello
in Polartec e Windstopper risulta un po' troppo pesante, credo
che il modello Classic in questo caso sarebbe più indicato.
B- Le mani
Le mani
e i piedi sono le prime parti del corpo che si congelano (è tutto
spiegato bene nelle sezioni dedicate all'ipotermia
e alla
termoregolazione). Quindi è importante tenere le mani ben coperte e
riparate. L'ideale naturalmente è applicare anche qui il concetto degli
strati: isolamento, dispersione dell'umidità e protezione da acqua e
vento. Un guanto classico interno in materiale termico come Thinsulate o
Polartec abbinato ad una moffola esterna in Gore Tex o comunque
impermeabile e traspirante, e imbottita a sua volta, sono la cosa
migliore. La Marmot è
una delle tante aziende che offre prodotti di alta qualità specifici per
il freddo estremo. Io utilizzo il modello Snowdrift 3 in 1, che come
dice il nome racchiude 3 prodotti in uno solo: un guanto interno
tradizionale in Polar Fleece, una moffola esterna con isolamento termico
e una strato in GoreTex .
Marmot Snowdrift 3 in uno: a sinistra la moffola esterna,
impermeabile, traspirante e imbottita, a destra il guanto
interno.
A volte
però è necessario usare le mani per lavori "pesanti": raccogliere legna,
piantare la tenda, scavare nella neve,
prendere pietre per il focolare, accendere il fuoco... E fare questi
lavori con delle moffole costose e delicate non è il
massimo, mentre farlo a mani nude è impossibile, con temperature molto
basse. Serve un compromesso fra calore, protezione ed economicità.
Servono cioè dei guanti da lavoro, però imbottiti.
Ho
trovato i miei guardando un documentario sulle piattaforme petrolifere
oceaniche. Uno degli operai indossava dei guanti gialli, e in una
ripresa si vedevano bene le mani, così sono riuscito a leggere la marca.
Da li a risalire al produttore, e quindi al distributore, è stato
facile. Si tratta di guanti da lavoro della Statunitense
CAT Gloves, una
consociata della Caterpillar.
Sono
fatti in robusta pelle di maiale, e imbottiti con Thinsulate nello
spessore di 100 grammi al metro quadro. Lo spessore della pelle è
notevole, nonostante la morbidezza, e le cuciture robuste e ben fatte.
Permettono una buona mobilità, un grip discreto, una accettabile
sensibilità, e proteggono abbastanza bene dal freddo (teniamo presente
che durante il lavoro le mani non si raffreddano eccessivamente, una
imbottitura esageratamente spessa sarebbe inutile e scomoda). Il prezzo
di questi guanti si aggira sui 10 euro (io li ho trovati su Ebay), quindi si possono usare per i
"lavori sporchi" senza paura di rovinarli e di spendere un capitale per
riprenderli.
Naturalmente queste sono solo delle idee, le soluzioni che io ho
adottato. Ci sono mille altre marche, mille altri prodotti. L'importante
è sempre ricordare le regole fondamentali: isolamento adeguato, strati,
asciutto.
C - I piedi
I
piedi sono particolarmente esposti al freddo, soprattutto a causa della
conduzione con la neve. Anche per essi vale la regolina
degli strati e dei materiali idrofobi.
Le scarpe devono
garantire un adeguato isolamento dal freddo, essere
perfettamente impermeabili e, per quanto possibile, traspiranti,
ma nello stesso tempo non essere ingombranti (non vanno bene i
classici Moon Boots, in pratica). I prodotti in commercio sono
moltissimi. Io ho scelto le Baltoro 2000 della The North Face,
che ho recensito a
questa pagina. La temperatura limite attorno ai -32° C,
l'ampia fascia in gomma impermeabile, l'ottima camminata anche
con le racchette da neve e il prezzo abbordabile le rendono, a
mio avviso, una buona soluzione per temperature almeno fino ai
-20°. Un giro sui negozi online come
Sportler
e ci renderemo conto della vastità delle offerte.
Teniamo presente
che dentro le scarpe ci metteremo dell'altro isolamento, quindi
quando andiamo a prenderle portiamoci dietro le calze che
abbiamo intenzione di indossare, almeno due, una sottile e una
grossa.
Le
calze forniscono ulteriore isolamento, contribuiscono a disperdere
l'umidità, e proteggono il piede dello sfregamento, e quindi dalle
vesciche. La regola base, in inverno come in estate, è quella di
indossare sempre due calze, e quella direttamente a contatto del piede
sceglierla il più sottile possibile, e naturalmente sintetica o al
limite in seta, in modo da allontanare l'umidità, e mai in cotone. La
calza sottile aderisce alla pelle, e quella più esterna sfregherà contro
la sottile e non contro la pelle. Sopra la prima calza ne va indossata
una (o più) calda. Io uso indifferentemente calze in lana (di quelle
classiche della nonna, spesse e grezze, caldissime), in sintetico o in
misto lana/sintetico. Offrono spessori e protezioni diverse, modulabili
a seconda del freddo e dell'attività. Camminando preferisco calze più
leggere, quando mi fermo a lungo aggiungo uno strato più pesante. E'
estremamente importante che i piedi siano asciutti, per evitare il
congelamento ma anche problemi come il piede da trincea (ne ho parlato
in questa pagina), quindi dobbiamo perdere del tempo per loro. Ci
vogliono più calze, in modo da cambiarsi frequentemente, in particolar
modo quando si va a dormire. Io di regola ne porto almeno 3 set completi
(sottile più pesante). Mentre un paio si indossa, uno sta ad asciugare
appeso fuori dallo zaino (a volte però fuori congelano, allora meglio
asciugarle la notte, mettendole dentro il sacco a pelo), e uno sta
pronto per essere indossato. I piedi, alla sera, prima di dormire, vanno
asciugati, possibilmente massaggiati per riattivare la circolazione e
cosparsi di talco antimicotico, che si trova in tutte le parafarmacie.
Altra
cosa importante, per difendere i piedi, sono delle buone ghette
impermeabili. Aiutano a scaldare la parte inferiore della gamba,
impediscono di bagnare il fondo dei pantaloni, e bloccano la neve, che
altrimenti potrebbe finire dentro le scarpe, con effetti devastanti!!
La Ferrino ne produce modelli da poche decine di euro, efficaci e
robuste.
D - Il corpo
Fatte
le estremità resta il corpo. Qui la regola degli strati trova di che
sbizzarrirsi. Personalmente lavoro così: a livello della pelle, come
primo strato, boxer, maglietta a maniche lunghe, mutandoni lunghi alla
caviglia e calze sottili, tutto in materiale tecnico igrofobico. Questo
strato ha il solo compito di tenere l'umidità lontana dalla pelle.
Sopra, secondo strato, maglietta a maniche lunghe e sottopantaloni in
micropile, un tessuto caldo ma sottile, e calze di media densità, in
lana o in misto lana/sintetico. Questi forniscono il primo strato di
isolamento. Sopra, terzo strato, un pile di media pesantezza, pantaloni
invernali grossi ma non imbottiti e calze pesanti. Questo mi fornisce il
secondo strato di isolamento. Sopra di questo la giacca non imbottita, o
il parka con imbottitura in piuma (per temperature molto fredde, quando
il problema della piuma bagnata è difficilmente incontrabile), entrambi
antivento e impermeabili. Quando le condizioni climatiche si fanno
particolarmente difficili (penso a una bufera di vento e neve), o se mi
fermo a lungo senza fare lavori pesanti, aggiungo l'imbottitura della
giacca o un secondo pile, e un paio di sovra pantaloni in Goretex XCR,
antivento, impermeabili e leggermente imbottiti. Per la notte uso
preferibilmente dei sottopantaloni in lana, i classici superpippo, al
posto di quelli in micropile.
Tutti
questi capi, indossati uno sopra l'altro, creano necessariamente
spessore, e quindi un certo ingombro. E' importante acquistarli della
taglia corretta, in modo che calzino perfettamente in sequenza, senza
stringere o essere troppo larghi, e senza creare troppi impedimenti al
movimento.
Non
sempre questi capi vengono a costare cifre stratosferiche. Ho trovato,
con il tempo, piccole aziende che offrono prodotti di qualità a prezzi
assolutamente abbordabili, come la Brugi e la Mash di Verona, di cui ho
già parlato in altre occasioni. In etichetta non hanno paroloni
altisonanti come "Tessuto tecnico indicato per temperature estreme", ma
una rapida lettura dell'etichetta dei materiali ci mostra come si tratti
in effetti di capi che hanno tutte le caratteristiche di altri più
blasonati, a un terzo del prezzo. Per questo credo che parlare dei
materiali non sia tempo sprecato, perchè conoscerli ci aiuta a scegliere
meglio, con più oculatezza, puntando alla sostanza più che alla
pubblicità.
Alcune indicazioni
aggiuntive
Un
fattore poco considerato, ma che in certe situazioni contribuisce
notevolmente al raffreddamento del corpo, è il cosiddetto "bellows
action", che purtroppo non riesco a tradurre in italiano (bellow vuol dire muggire,
o urlare a squarciagola). Potremmo forse definirlo come un "effetto
cornamusa". In pratica, quando ci muoviamo comprimiamo alcune parti
dell'abbigliamento, e l'aria calda che sta all'interno se ne esce dai
polsini, dal fondo dei pantaloni, dal colletto, dal fondo della giacca,
viene "strizzata fuori". Impedire questo effetto è utile, se non
importante. Una ricerca della Princeton University indica che questa
perdita di calore in alcuni casi può arrivare al 50% del calore totale
accumulato dagli abiti!!! E' necessario quindi tenere sempre polsini,
colletto e fondo dei pantaloni e della giacca ben chiusi, usando gli
appositi velcri per i polsi, un laccetto per i pantaloni, la cintura per
la giacca e i bottoni o una sciarpa per il colletto. Allo stesso tempo,
in caso di surriscaldamento, aprire queste vie di fuga, come anche le
cerniere sotto le ascelle che molte giacche tecniche hanno, permette di
raffreddare il corpo ed evitare di sudare senza necessariamente dover
togliere uno strato.
Gli
abiti di ricambio o di scorta credo sia molto saggio tenerli in una
sacca stagna, perchè non si devono assolutamente bagnare. Una caduta in
un torrente, se abbiamo abiti di ricambio asciutti, può farci perdere la
giornata. Se non abbiamo ricambi asciutti può farci perdere la vita.
Occorre
sempre portare un +1 rispetto a quello che si ritiene ragionevole, in
inverno. Quindi più combustibile, più cibo, e anche più abiti. Un paio
di pantaloni di scorta, per esempio, può salvarci se finiamo a mollo in
un laghetto o in un torrente. La neve alta non ci permette di vedere
cosa c'è sotto, e in alcuni casi, anche con freddo estremo, il ghiaccio
può essere sottile. Un acquitrino con la superficie coperta di canne,
per esempio, difficilmente offrirà uno spessore di ghiaccio sufficiente
a sostenere il nostro peso, e le canne creeranno dei punti deboli nel
ghiaccio. Un torrente, dove è più veloce e increspato, non garantirà mai
uno strato ghiacciato molto spesso. Finirci dentro non è un'esperienza
piacevole.
Bene,
con questo credo di aver esaurito l'argomento abbigliamento in climi
estremi. Naturalmente se ci sono dubbi o domande scrivete!!!