HOME  WOODVIVAL  |  FOTO  |  LESSINIA  |  VIDEO  HOBBIES  |  LINKS  |  F.A.Q.   CHI SONO E CONTATTI

Ti trovi in: Housegate - Woodvival - Contenuti - Tecniche - Trekking invernale - L'abbigliamento

.

L'abbigliamento in climi freddi: cosa, come e perchè.

Partire adeguatamente vestiti è il primo passo per la riuscita di una escursione con temperature estreme (e vale sia per il freddo che per il caldo, naturalmente). Il corpo genera calore, e gli abiti sono deputati a mantenere questo calore, generato con tanta fatica e dispendio di energie, attorno a noi, impedendone la dispersione, e nello stesso tempo impedendo al freddo di raggiungerci. In pratica gli abiti devono tenere dentro il caldo, permettendo però un'adeguata traspirazione, e tenere fuori il freddo, il vento e l'acqua. Ma l'abbigliamento deve essere studiato anche per evitare il surriscaldamento, che causa sudorazione, quindi umidità, e un corpo umido è destinato a congelare in breve tempo. Sembra un controsenso, ma in inverno il caldo è un pericolo tanto quanto il freddo!!

Le regole fondamentali per un corretto abbigliamento invernale sono poche e semplici:

1 - essere adeguatamente isolati dall'ambiente;
2 - vestire a strati;
3 - usare materiali adatti ed evitare il cotone;
4 - restare asciutti;
5 - restare puliti.

Vediamo ogni punto nel dettaglio.

1 - L'isolamento

Abbiamo detto che è il corpo che funziona come una stufa e produce il calore, non gli abiti. Il compito degli abiti è sostanzialmente di isolarci dall'esterno, trattenendo il calore generato. Gli abiti infatti forniscono l'isolamento trattenendo fra le loro fibre l'aria calda prodotta dal corpo, e questo isolamento è direttamente proporzionale allo spessore dei capi e inversamente proporzionale alla dimensione dello spazio libero fra le stesse fibre. In parole povere, più un capo di abbigliamento è spesso e formato da fibre minuscole che creano spazi minuscoli in cui intrappolare una maggiore quantità di aria calda, più terrà caldo (ma solo fino a un certo punto, oltre il quale lo spessore non è più utile, ma solo ingombrante). L'isolamento però avviene non solo dall'interno verso l'esterno, per impedire al caldo di uscire, ma anche dall'esterno all'interno, per impedire al freddo e all'acqua di entrare. Dovremo cercare quindi anche uno strato, in genere quello più esterno, che sia impermeabile alla pioggia e in grado di impedire al vento di raggiungere il corpo, causando il cosiddetto effetto "wind chill", il raffreddamento dovuto alla convezione. Questa tabella riporta il freddo a cui un corpo è sottoposto a seconda del vento che lo colpisce, ed è molto interessante (tutti i motociclisti sono esperti di questo argomento):

Dalla tabella si nota, per esempio, che una temperatura di circa 1 grado sopra lo zero, con un vento di circa 70 km orari è pari a una temperatura di -6.6 gradi Celsius. Proteggersi dal vento è quindi molto importante.

Naturalmente l'isolamento è in grado di rallentare anche considerevolmente la perdita di calore, ma non è in grado di eliminarla completamente: il nostro corpo dovrà continuamente fornire calore, tramite il metabolismo basale e il lavoro, e quindi necessiterà di continua energia. Vedremo questo punto nel dettaglio nell'apposita sezione sull'alimentazione in inverno (ma prima conviene finire di leggere questa parte).

2 - Il concetto degli strati

Il modo migliore per ottenere un isolamento efficace è vestire a strati. Ogni strato di abbigliamento fornirà un certo fattore di isolamento, tratterrà cioè una certa quantità di aria calda, e questo fattore di isolamento si sommerà a quello degli altri strati. Aggiungere o togliere uno o più strati aumenterà o diminuirà l'isolamento, quindi la quantità di aria calda trattenuta, permettendoci di regolare la temperatura in base alle differenti attività. Infatti starsene seduti aspettando che la pasta si cuocia è un'attività che genera pochissimo calore, quindi avremo bisogno di aumentare l'isolamento. Camminare nella neve fonda in salita è invece un'attività che genere molto calore, quindi dovremo togliere isolamento per permettere al corpo di non surriscaldarsi e sudare. In inverno è un continuo mettere e togliere, in modo da ottenere sempre il corretto isolamento, evitando sia il freddo che il caldo!!!

Un fattore che riveste grande importanza, nell'abbigliamento a strati, è la corretta vestibilità di ogni capo. Un pile troppo stretto comprimerà gli strati sottostanti, e permetterà di trattenere una minore quantità di aria calda. Viceversa, un pile troppo largo conterrà bolle d'aria troppo grandi, in cui si svilupperanno fenomeni di convezione naturale e forzata che raffredderanno il corpo. E' importante quindi acquistare i vari capi provandoli con quelli che si indosseranno sotto, per verificare che non siano né troppo stretti né troppo larghi.

Un concetto un po' difficile da capire, ma che va tenuto in considerazione è questo: l'efficienza di un capo di abbigliamento è proporzionale al diametro della parte corporea che esso ricopre. In parole povere, un dato spessore di isolamento che riveste il torace è più efficiente dello stesso spessore se questo va a rivestire un braccio. Inoltre una maggiore efficienza a livello di tronco è più importante rispetto all'efficienza a livello di arti, perchè aiuta a mantenere la temperatura basale, che è alla base della sopravvivenza stessa.

Ricordiamoci inoltre che lo spessore degli abiti ha senso solo fino ad un certo punto, oltre il quale aggiungere ancora strati non servirà a mantenere il corpo più caldo, ma creerà solo impaccio nei movimenti.

3 - I materiali

Quali sono i materiali più indicati, che dovranno influenzare la nostra scelta al momento dell'acquisto? Fatto salvo che il cotone va assolutamente evitato, possiamo fare una piccola descrizione di quello che c'è attualmente nei negozi, con i pro e i contro.

Lana

La lana è un materiale naturale che, a seconda dello spessore e delle tecniche con cui viene filata, arriva a contenere anche il 60/70% di aria all'interno delle fibre, quindi ha un potere isolante molto elevato. La lana inoltre può assorbire una grossa quantità di acqua senza dare al corpo una sgradevole sensazione di bagnato, proprio perchè i liquidi si disperdono all'interno dell'intricata jungla di fili di cui è formata. Anche se bagnata riesce a trattenere abbastanza aria da tenere caldo, rilascia l'umidità lentamente, quindi riduce l'effetto di raffreddamento dovuto all'evaporazione, e può essere tessuta così fittamente da fornire anche una notevole impermeabilità all'aria. Non brucia facilmente come le fibre sintetiche, e richiede minori attenzioni vicino al fuoco. Per finire costa relativamente meno dei capi tecnici (ma alcuni tipi, come la lana Merino, sono invece molto cari). Se bagnata può diventare molto pesante, asciuga lentamente e a contatto con la pelle può dare luogo ad allergie o irritazioni.

Pile

E' un materiale sintetico fatto con la plastica (poliestere, polipropilene...). Ha un potere isolante simile a quello della lana, ma assorbe meno acqua e asciuga più velocemente. Viene prodotto in vari spessori, in modo da garantire diversi livelli di isolamento. Non è impermeabile al vento, e delicato se esposto al calore (brucia facilmente, si buca e le fibre si impaccano perdendo potere isolante). Costa poco.

Polipropilene

E' una fibra idrofobica, cioè non assorbe l'acqua. La sua caratteristica più importante è infatti che muove l'umidità generata dal corpo verso l'esterno, facendola evaporare lontano dalla pelle ed evitando il congelamento. Per questo è l'ideale per fornire il primo strato, quello a contatto diretto con il corpo, che contribuisce a mantenere asciutto costringendo i liquidi ad evaporare lontano. I capi in polipropilene sono abbastanza cari e molto sensibili alla fiamma, e se tenuti a lungo puzzano.Vanno lavati a bassa temperatura e asciugati all'ombra.

Barriere di vapore

Si tratta di tessuti che bloccano totalmente il vapore, essendo non traspiranti. Il corpo genera continuamente umidità, anche a riposo (circa mezzo litro nelle 24 ore), e questo accade fino a che l'umidità esterna è attorno al 70%, poi il corpo si accorge dell'umidità e blocca la traspirazione. Convertire l'acqua in vapore richiede circa 580 calorie per grammo, quindi c'è una continua perdita di calore dovuta proprio alla traspirazione corporea che passa dallo stato liquido a quello gassoso. Una barriera di vapore indossata subito dopo uno strato idrofobico intrappola l'umidità, e appena questa raggiunge il 70% il corpo blocca la traspirazione, e quindi la perdita di calore. Inoltre in questo modo viene ridotta la disidratazione. Questo sistema, se pur efficace in alcuni casi, non mi piace affatto, perchè ci si sente sempre sgradevolmente umidi. Comunque è utile sapere che esiste.

Fibre sintetiche sottili Fanno parte di questa categoria prodotti commercializzati come Polarguard, Hollofill, Quallofil... Sono fibre usate soprattutto come isolante nei sacchi a pelo e nelle giacche. Sono abbastanza efficienti, ma non come per esempio il piumino, abbastanza pesanti, discretamente comprimibili. Hanno il vantaggio di non assorbire l'umidità e di asciugare velocemente. Temono il calore e sono altamente infiammabili.
Fibre sintetiche supersottili Conosciute come Primaloft, Thinsulate, Microloft... Sono estremamente sottili, e permettono quindi di intrappolare una grande quantità di aria calda. In laboratorio il Thinsulate ha dimostrato di possedere, a parità di spessore, quasi il doppio di potere isolante della piuma, ma ha un peso attorno al 40% maggiore. Asciugano velocemente e non assorbono l'acqua. Sono molto sensibili al calore e abbastanza costose. Vengono usate per fare imbottiture di guanti, scarpe, giacche, sacchi a pelo...
Piumino

Il piumino è un isolante molto efficiente. E' in grado di intrappolare una grande quantità di aria calda e pesa relativamente poco. E'inoltre molto comprimibile. Il grosso problema del piumino è che tende ad assorbire l'umidità perdendo capacità isolante, ed asciuga molto lentamente. Per questo è fondamentale averne estrema cura, ed evitare di inumidirlo, per esempio con il sudore o la traspirazione, o esponendolo ad ambienti umidi. Naturalmente la qualità della piuma usata è importante. Maggiore è la qualità, maggiore il costo e maggiore l'isolamento offerto. I prodotti fabbricati con piuma di bassa qualità costano poco, ma qualitativamente sono inferiori a quelli costruiti con un buon filato sintetico.

 4 - Restare asciutti

Come detto più sopra, un grammo di acqua consuma 580 calorie passando dallo stato liquido allo stato gassoso, e queste calorie sono sottratte al corpo. Una persona bagnata si raffredda fino a 25 volte più in fretta di una persona asciutta. L'abbigliamento dovrà quindi proteggerci dalla pioggia, ma nello stesso tempo essere abbastanza traspirante da impedire alla traspirazione e al sudore di bagnarci dall'interno. Un capo impermeabile e traspirante come strato esterno, e uno idrofobico a contatto con la pelle, e fra essi uno o più strati di isolante sono un'ottima assicurazione contro il congelamento.

5 - Restare puliti

Lo sporco, in particolar modo il grasso della pelle, riduce la capacità dei tessuti di intrappolare l'aria. Certo, fare il bucato a 20° sotto zero non è cosa facile, e per qualche giorno gli abiti si manterranno comunque abbastanza puliti da conservare le proprietà isolanti. Ma se la nostra permanenza in climi freddi dovesse prolungarsi, sappiamo che prima o poi dovremo lavare gli abiti. L'importanza di materiali a rapida asciugatura si rivela in questo caso fondamentale.

Dalla teoria alla pratica.

Bene, abbiamo illustrato i concetti teorici fondamentali che stanno alla base di un adeguato abbigliamento invernale. Vediamo ora come applicare la teoria alla pratica, ossia come vestirci. Analizziamo le varie zone corporee:
A - La testa e il collo
B - Le mani
C - I piedi
D - Il corpo

A - La testa e il collo


La testa ha una notevole superficie, ed è altamente capillarizzata. Per questo funziona come un vero e proprio radiatore, contribuendo in maniera notevole al raffreddamento. C'è un detto popolare che dice: "Se hai freddo ai piedi copriti la testa", ed è assolutamente vero. Per la sua particolare conformazione, dalla testa può sfuggire fino al 40% dell'intero calore corporeo (alcuni testi arrivano a indicare il 70%). E il collo ne fa disperdere un'altra buona quota. Si capisce subito quanto sia importante coprire adeguatamente entrambe le parti. Un berretto in lana o pile, o in Thinsulate, che copra anche la fronte e le orecchie è indispensabile. Un passamontagna che aggiunga uno strato alla testa e difenda il naso e le guance, parti molto soggette a congelamento, è altrettanto importante. E una sciarpa antivento attorno al collo completa il quadro. Il cappuccio della giacca o del parka fornirà lo strato più esterno, quello impermeabile ed antivento. E' importante che il cappuccio abbia un cordino per poter essere chiuso in più possibile, impedendo all'aria fredda di entrare e succhiare fuori il caldo, e impedendo che i movimenti facciano soffiare fuori l'aria calda.
 

Un classico berretto invernale in lana, con l'interno in pile e i copriorecchie.

 

Un ottimo sistema per coprire collo, volto, orecchie e fronte, aggiungendo uno strato alla testa, l'ho trovato nei prodotti della spagnola Buff, in particolare nel modello chiamato Cyclone. Si tratta di un tubo in microfibra, ad asciugatura rapida e idrofobo, a doppio strato, con una parte in Windstopper e Polartec. E' indicato per le temperature estreme.

Non sto qui a spiegare come funziona, posto un video (in cui utilizzano il Buff Classic, ma il concetto è lo stesso) e un disegno che illustrano i vari modi di indossarlo e che spiega meglio di mille parole. Un video sul Buff Polar, simile al Cyclone, si trova qui.

Devo dire che funziona veramente, è estremamente versatile, comodo, ben fatto, non da fastidio (è fatto senza cuciture), e in poco tempo si impara ad usarlo velocemente come sciarpa, maschera, passamontagna. E' valido anche per la notte, anche se l'anello in Polartec e Windstopper risulta un po' troppo pesante, credo che il modello Classic in questo caso sarebbe più indicato.

 

B- Le mani

Le mani e i piedi sono le prime parti del corpo che si congelano (è tutto spiegato bene nelle sezioni dedicate all'ipotermia e alla termoregolazione). Quindi è importante tenere le mani ben coperte e riparate. L'ideale naturalmente è applicare anche qui il concetto degli strati: isolamento, dispersione dell'umidità e protezione da acqua e vento. Un guanto classico interno in materiale termico come Thinsulate o Polartec abbinato ad una moffola esterna in Gore Tex o comunque impermeabile e traspirante, e imbottita a sua volta, sono la cosa migliore. La Marmot è una delle tante aziende che offre prodotti di alta qualità specifici per il freddo estremo. Io utilizzo il modello Snowdrift 3 in 1, che come dice il nome racchiude 3 prodotti in uno solo: un guanto interno tradizionale in Polar Fleece, una moffola esterna con isolamento termico e una strato in GoreTex .

Marmot Snowdrift 3 in uno: a sinistra la moffola esterna, impermeabile, traspirante e imbottita, a destra il guanto interno.

A volte però è necessario usare le mani per lavori "pesanti": raccogliere legna, piantare la tenda, scavare nella neve, prendere pietre per il focolare, accendere il fuoco... E fare questi lavori con delle moffole costose e delicate non è il massimo, mentre farlo a mani nude è impossibile, con temperature molto basse. Serve un compromesso fra calore, protezione ed economicità. Servono cioè dei guanti da lavoro, però imbottiti.

Ho trovato i miei guardando un documentario sulle piattaforme petrolifere oceaniche. Uno degli operai indossava dei guanti gialli, e in una ripresa si vedevano bene le mani, così sono riuscito a leggere la marca. Da li a risalire al produttore, e quindi al distributore, è stato facile. Si tratta di guanti da lavoro della Statunitense CAT Gloves, una consociata della Caterpillar.

Sono fatti in robusta pelle di maiale, e imbottiti con Thinsulate nello spessore di 100 grammi al metro quadro. Lo spessore della pelle è notevole, nonostante la morbidezza, e le cuciture robuste e ben fatte. Permettono una buona mobilità, un grip discreto, una accettabile sensibilità, e proteggono abbastanza bene dal freddo (teniamo presente che durante il lavoro le mani non si raffreddano eccessivamente, una imbottitura esageratamente spessa sarebbe inutile e scomoda). Il prezzo di questi guanti si aggira sui 10 euro (io li ho trovati su Ebay), quindi si possono usare per i "lavori sporchi" senza paura di rovinarli e di spendere un capitale per riprenderli.

Naturalmente queste sono solo delle idee, le soluzioni che io ho adottato. Ci sono mille altre marche, mille altri prodotti. L'importante è sempre ricordare le regole fondamentali: isolamento adeguato, strati, asciutto.

C - I piedi

I piedi sono particolarmente esposti al freddo, soprattutto a causa della conduzione con la neve. Anche per essi vale la regolina degli strati e dei materiali idrofobi.

Le scarpe devono garantire un adeguato isolamento dal freddo, essere perfettamente impermeabili e, per quanto possibile, traspiranti, ma nello stesso tempo non essere ingombranti (non vanno bene i classici Moon Boots, in pratica). I prodotti in commercio sono moltissimi. Io ho scelto le Baltoro 2000 della The North Face, che ho recensito a questa pagina. La temperatura limite attorno ai -32° C, l'ampia fascia in gomma impermeabile, l'ottima camminata anche con le racchette da neve e il prezzo abbordabile le rendono, a mio avviso, una buona soluzione per temperature almeno fino ai -20°. Un giro sui negozi online come Sportler e ci renderemo conto della vastità delle offerte.

Teniamo presente che dentro le scarpe ci metteremo dell'altro isolamento, quindi quando andiamo a prenderle portiamoci dietro le calze che abbiamo intenzione di indossare, almeno due, una sottile e una grossa.

Le calze forniscono ulteriore isolamento, contribuiscono a disperdere l'umidità, e proteggono il piede dello sfregamento, e quindi dalle vesciche. La regola base, in inverno come in estate, è quella di indossare sempre due calze, e quella direttamente a contatto del piede sceglierla il più sottile possibile, e naturalmente sintetica o al limite in seta, in modo da allontanare l'umidità, e mai in cotone. La calza sottile aderisce alla pelle, e quella più esterna sfregherà contro la sottile e non contro la pelle. Sopra la prima calza ne va indossata una (o più) calda. Io uso indifferentemente calze in lana (di quelle classiche della nonna, spesse e grezze, caldissime), in sintetico o in misto lana/sintetico. Offrono spessori e protezioni diverse, modulabili a seconda del freddo e dell'attività. Camminando preferisco calze più leggere, quando mi fermo a lungo aggiungo uno strato più pesante. E' estremamente importante che i piedi siano asciutti, per evitare il congelamento ma anche problemi come il piede da trincea (ne ho parlato in questa pagina), quindi dobbiamo perdere del tempo per loro. Ci vogliono più calze, in modo da cambiarsi frequentemente, in particolar modo quando si va a dormire. Io di regola ne porto almeno 3 set completi (sottile più pesante). Mentre un paio si indossa, uno sta ad asciugare appeso fuori dallo zaino (a volte però fuori congelano, allora meglio asciugarle la notte, mettendole dentro il sacco a pelo), e uno sta pronto per essere indossato. I piedi, alla sera, prima di dormire, vanno asciugati, possibilmente massaggiati per riattivare la circolazione e cosparsi di talco antimicotico, che si trova in tutte le parafarmacie.

Altra cosa importante, per difendere i piedi, sono delle buone ghette impermeabili. Aiutano a scaldare la parte inferiore della gamba, impediscono di bagnare il fondo dei pantaloni, e bloccano la neve, che altrimenti potrebbe finire dentro le scarpe, con effetti devastanti!!  La Ferrino ne produce modelli da poche decine di euro, efficaci e robuste.

D - Il corpo

Fatte le estremità resta il corpo. Qui la regola degli strati trova di che sbizzarrirsi. Personalmente lavoro così: a livello della pelle, come primo strato, boxer, maglietta a maniche lunghe, mutandoni lunghi alla caviglia e calze sottili, tutto in materiale tecnico igrofobico. Questo strato ha il solo compito di tenere l'umidità lontana dalla pelle. Sopra, secondo strato, maglietta a maniche lunghe e sottopantaloni in micropile, un tessuto caldo ma sottile, e calze di media densità, in lana o in misto lana/sintetico. Questi forniscono il primo strato di isolamento. Sopra, terzo strato, un pile di media pesantezza, pantaloni invernali grossi ma non imbottiti e calze pesanti. Questo mi fornisce il secondo strato di isolamento. Sopra di questo la giacca non imbottita, o il parka con imbottitura in piuma (per temperature molto fredde, quando il problema della piuma bagnata è difficilmente incontrabile), entrambi antivento e impermeabili. Quando le condizioni climatiche si fanno particolarmente difficili (penso a una bufera di vento e neve), o se mi fermo a lungo senza fare lavori pesanti, aggiungo l'imbottitura della giacca o un secondo pile, e un paio di sovra pantaloni in Goretex XCR, antivento, impermeabili e leggermente imbottiti. Per la notte uso preferibilmente dei sottopantaloni in lana, i classici superpippo, al posto di quelli in micropile.

Tutti questi capi, indossati uno sopra l'altro, creano necessariamente spessore, e quindi un certo ingombro. E' importante acquistarli della taglia corretta, in modo che calzino perfettamente in sequenza, senza stringere o essere troppo larghi, e senza creare troppi impedimenti al movimento.

Non sempre questi capi vengono a costare cifre stratosferiche. Ho trovato, con il tempo, piccole aziende che offrono prodotti di qualità a prezzi assolutamente abbordabili, come la Brugi e la Mash di Verona, di cui ho già parlato in altre occasioni. In etichetta non hanno paroloni altisonanti come "Tessuto tecnico indicato per temperature estreme", ma una rapida lettura dell'etichetta dei materiali ci mostra come si tratti in effetti di capi che hanno tutte le caratteristiche di altri più blasonati, a un terzo del prezzo. Per questo credo che parlare dei materiali non sia tempo sprecato, perchè conoscerli ci aiuta a scegliere meglio, con più oculatezza, puntando alla sostanza più che alla pubblicità.

Alcune indicazioni aggiuntive

Un fattore poco considerato, ma che in certe situazioni contribuisce notevolmente al raffreddamento del corpo, è il cosiddetto "bellows action", che purtroppo non riesco a tradurre in italiano (bellow vuol dire muggire, o urlare a squarciagola). Potremmo forse definirlo come un "effetto cornamusa". In pratica, quando ci muoviamo comprimiamo alcune parti dell'abbigliamento, e l'aria calda che sta all'interno se ne esce dai polsini, dal fondo dei pantaloni, dal colletto, dal fondo della giacca, viene "strizzata fuori". Impedire questo effetto è utile, se non importante. Una ricerca della Princeton University indica che questa perdita di calore in alcuni casi può arrivare al 50% del calore totale accumulato dagli abiti!!! E' necessario quindi tenere sempre polsini, colletto e fondo dei pantaloni e della giacca ben chiusi, usando gli appositi velcri per i polsi, un laccetto per i pantaloni, la cintura per la giacca e i bottoni o una sciarpa per il colletto. Allo stesso tempo, in caso di surriscaldamento, aprire queste vie di fuga, come anche le cerniere sotto le ascelle che molte giacche tecniche hanno, permette di raffreddare il corpo ed evitare di sudare senza necessariamente dover togliere uno strato.

Gli abiti di ricambio o di scorta credo sia molto saggio tenerli in una sacca stagna, perchè non si devono assolutamente bagnare. Una caduta in un torrente, se abbiamo abiti di ricambio asciutti, può farci perdere la giornata. Se non abbiamo ricambi asciutti può farci perdere la vita.

Occorre sempre portare un +1 rispetto a quello che si ritiene ragionevole, in inverno. Quindi più combustibile, più cibo, e anche più abiti. Un paio di pantaloni di scorta, per esempio, può salvarci se finiamo a mollo in un laghetto o in un torrente. La neve alta non ci permette di vedere cosa c'è sotto, e in alcuni casi, anche con freddo estremo, il ghiaccio può essere sottile. Un acquitrino con la superficie coperta di canne, per esempio, difficilmente offrirà uno spessore di ghiaccio sufficiente a sostenere il nostro peso, e le canne creeranno dei punti deboli nel ghiaccio. Un torrente, dove è più veloce e increspato, non garantirà mai uno strato ghiacciato molto spesso. Finirci dentro non è un'esperienza piacevole.

 

Bene, con questo credo di aver esaurito l'argomento abbigliamento in climi estremi. Naturalmente se ci sono dubbi o domande scrivete!!!

.

Torna ai contenuti della sezione Woodvival - Torna alla sezione sul trekking invernale
 

HOME  WOODVIVAL  |  FOTO  |  LESSINIA  |  VIDEO  HOBBIES  |  LINKS  |  F.A.Q.   CHI SONO E CONTATTI