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L'alimentazione in climi
freddi.
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In
climi freddi l'alimentazione riveste una particolare importanza.
Abbiamo detto infatti che il calore non è fornito dagli abiti,
ma dal corpo stesso, usando come carburante l'ATP,
adenosintrifosfato, ricavato a sua volta dalla trasformazione
chimica e fisica di grassi e zuccheri (e in parte molto minore
dalle proteine). Sono quindi principalmente i grassi e gli
zuccheri a fornire al nostro corpo la benzina necessaria ad
alimentare le funzioni metaboliche e il lavoro, e quindi la
fornace interna.
Per un'analisi più completa e dettagliata
dell'argomento alimentazione potete fare riferimento al
documento che ho fatto qualche tempo fa (questo
il link al file PDF). Qui parliamo non della teoria
alimentare ma semplicemente delle problematiche legate
all'alimentazione in climi particolarmente freddi. |
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Una tabellina
indicativa delle percentuali delle macro categorie alimentari necessarie
in inverno possiamo prenderla dal Dipartimento delle Attività Outdoor
della Princeton University:
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Percentuale nella dieta invernale |
Tipo di alimento |
Descrizione |
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50% |
Zuccheri semplici |
5 calorie/grammo – assimilati velocemente. |
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Carboidrati complessi |
5 calorie/grammo – assimilate velocemente. Sono facili da
digerire. Cereali, pane, riso, pasta, frutta disidratata, patate... |
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20% |
Proteine |
5 calorie/grammo – generalmente assimilate lentamente. Le
proteine sono usate soprattutto per la manutenzione e la
costruzione dei tessuti corporei. Carne, pesce, formaggio,
latte, uova, legumi… |
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30% |
Grassi |
9 calorie/grammo – assimilati molto lentamente ma sono
particolarmente utili perchè rilasciano energia per un tempo
prolungato. Tuttavia richiedono più energia e più acqua per
trasformarsi in glucidi, e sono di non sempre facile digestione.
Burro, margarina, noci, formaggio, uova, salumi e grasso della
pastasciutta. |
In inverno quindi
dobbiamo mangiare molto, frequentemente e possibilmente caldo. Alcune
ricerche in ambito militare svolte in Antartide, con temperature sempre
sotto i -30° C, parlano di una quantità di calorie che va da 4.500 a
6.000, in base al tipo di impegno fisico a cui le persone sono
sottoposte. Credo che almeno 3.000, nel mio caso, siano un'indicazione
base corretta da cui partire, ma ognuno dovrà stabilire il quanto in
base al tipo di attività in cui è coinvolto, al freddo e al fisico.
Un punto a favore
dell'inverno è che non ci sono problemi di conservazione dei cibi, anzi:
a volte si rischia di dover fare colazione succhiando la marmellata
invece di spalmarla sul pane, perchè durante la notte l'abbiamo
dimenticata fuori dal sacco a pelo e si è ghiacciata. Quindi il problema
di cosa portare è minore rispetto all'estate, perchè tutto dura a lungo,
e anche i cibi freschi e ricchi di grassi preziosi, come il burro, il
lardo, la pancetta, i formaggi non stagionati... non vanno a male dopo
pochi giorni. Naturalmente in inverno i pesi da trasportare sono
maggiori rispetto all'estate, quindi portare tutto cibo fresco perchè
non va a male non è molto saggio (i cibi freschi contengono molta acqua,
e pesano). L'ideale è portare le solite buste liofilizzate, integrandole
però con prodotti "tosti", che aiutano ad integrare la dieta fornendo
una buona quantità di benzina: burro, formaggio, pancetta, lardo...
Qualche idea:
Colazione
E' molto
importante perchè ci fornisce lo spunto per ripartire dopo una lunga e
fredda notte, e ci da la prima botta di energia per la giornata.
Purtroppo al risveglio la voglia di mettersi a "spignattare" in genere
non è molta. Uscire dal tepore del sacco a pelo e trovarsi in un
ambiente gelido non invoglia molto. L'attività comunque ci aiuterà a
rimettere in moto la stufa interna. Dovremmo cercare di preparare tutto
quello che ci servirà per la colazione la sera prima, in modo da poterla
preparare in fretta. Se fosse possibile, dovremmo essere in grado di
preparare la prima bevanda calda da dentro il sacco a pelo, in modo da
uscire già con qualcosa di caldo in corpo. Dovremmo anche fare in modo
che non sia tutto gelato, quindi le cose che abbiamo preparato la sera
dovranno essere state messe al riparo, va benissimo all'interno del
sacco a pelo, in fondo ai piedi assieme agli scarponi (in un sacco
stagno) e alla giacca. Succhiare la marmellata gelata non è divertente
:-) La bottiglia di acqua calda che avremo messo la notte nel sacco a
pelo come calorifero ci sarà molto utile per preparare velocemente
dell'acqua bollente. Caffè solubile, abbondante latte in polvere,
zucchero e abbiamo subito in mano qualcosa di caldo per svegliarci. Pane
e lardo, o pane e formaggio, o cereali, biscotti burro e marmellata sono
alimenti che ci forniranno carboidrati e grassi in abbondanza, e che non
richiedono cottura. A me piacciono in particolar modo le uova
strapazzate con la pancetta fritta. Uso le uova disidratate della
Travellunch, 6 uova con bacon e cipolla per ogni busta. Basta aggiungere
acqua direttamente nella busta, mescolare e si possono usare come le
uova fresche. Il sapore naturalmente non è come quello delle uova
fresche, ma tant’è, quello che non strozza ingozza :-P
Pranzo
Qui si deve
decidere se fare un pranzo tradizionale, quindi fermandosi a lungo, o se
mangiare durante il percorso, quindi facendo piccole soste frequenti. Ci
sono i pro e i contro in tutte e due le situazioni. Fermarsi permette di
riposarsi, di godersi il trekking in maniera più rilassata, ma ci fa
percorrere meno strada, e ci fa raffreddare. Mangiare durante il cammino
ci fa distribuire meglio il cibo nell'arco della giornata, ci fa
guadagnare tempo, ma non ci permette di introdurre cibi caldi e di
riposarci adeguatamente. Personalmente passo da una situazione all'altra
a seconda dell'umore, del tempo, del programma, del freddo (se è tanto,
non fermarsi può essere meglio), non ho una regola. Cosa mangiare credo
che vada a gusti, non penso che ci siano regole, o almeno non ne ho
lette da nessuna parte. Personalmente se cammino preferisco formaggio,
pane, salame, frutta secca e disidratata. Se mi fermo invece preparo le
solite buste disidratate, pasta, riso o zuppe, con pane o crackers. Però
ritengo sempre importante qualcosa di caldo, anche se decido di non
fermarmi per un pasto completo. Tenere il fornello in una sacca stagna
fuori dallo zaino, assieme a un pentolino e un piccolo kit con zucchero,
the, caffè solubile o nescafè, latte in polvere, dadi, permette di
preparare in pochi minuti qualcosa di caldo, senza doversi fermare tanto
da raffreddarci, magari mentre si prende fiato o si fanno delle foto a
un paesaggio particolarmente suggestivo. E sorseggiare un bel the caldo
in mezzo alla neve, in un posto particolarmente suggestivo o panoramico,
è un momento sempre bello. Per queste soste veloci diventa molto comodo
un pezzo di materassino CCF ritagliato, circa 50 x 40 cm, per sedersi
(ed è utile in molte altre situazioni, in inverno, vedremo nella parte
dedicata al bivacco).
Cena
La cena è
importante perchè ci fornisce il combustibile che ci terrà caldi durante
la notte, quindi i grassi, adesso, diventano più utili, poi vengono le
proteine per aiutare i muscoli messi sotto duro sforzo (non pensiamo solo alla carne: i legumi per esempio ne sono
ricchissimi e sono di maggior digeribilità - vedi le buste di zuppa di
legumi o di pasta e fagioli) , e per ultimo i carboidrati.
A me piace una cosa abbastanza "robusta", generalmente in brodo, perché
mi da una maggiore sensazione di calore. Una zuppa del tipo la pasta e
fagioli Knorr con dentro qualche rinforzo, tipo formaggio che si fonde,
pezzi di salsiccia, olio extravergine, grana... diventa un
“pappone” molto buono, che scalda assai, nutre tantissimo e si
prepara relativamente in fretta. Stessa cosa faccio con i risotti
disidratati (Star, Knorr, Esselunga…), che tengo più liquidi di quanto
indicato nelle istruzioni, e a cui aggiungo un po' di tutto, in modo da
fare delle zuppe da mangiare con il cucchiaio. Credo che alla sera in
inverno sia importante l'aspetto semplicità di preparazione, perchè il
sole cala presto, e c'è il campo da preparare, quindi il tempo non è
moltissimo. Con il tramonto poi la temperatura inizia a scendere
ulteriormente, e il corpo, con la riduzione dell'attività, si raffredda
più velocemente. E pensare al tepore del sacco a pelo, magari sotto un
suggestivo buco nella neve, con un bel libro da leggere e un bel po' di
MP3 da ascoltare è un richiamo molto forte!!!
I prodotti freeze dried
Un capitolo a
parte sono i cosiddetti prodotti "freeze dried", disidratati con una
tecnica che usa le basse temperature per togliere l'acqua dai cibi. Si
tratta di cibi disidratati che, a differenza dei classici prodotti
commerciali come Knorr o Montorsi, non richiedono cottura, ma solo
aggiunta di acqua bollente. La comodità è che non c'è nessun bisogno di
pentole o di tempo di preparazione: si bolle la corretta quantità di
acqua, si mette nel pacchetto in cui è contenuto il cibo, si mescola, si
chiude e si aspetta qualche minuto, dopo di che il cibo sarà pronto.
Sono prodotti relativamente costosi e, per quello che ho avuto modo di
provare, poco appetibili o addirittura disgustosi (le patate con speck
della Travel Lunch le ho gettate, non sono riuscito a mangiarle). Però
pesano relativamente poco, e quando fa tanto freddo che togliersi i
guanti diventa un problema possono essere una necessità.
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Mi
hanno parlato molto bene dei prodotti dell'inglese
Be Well,
li ho appena ordinati e li proverò a breve sul Cansiglio,
speriamo che siano appetibili, perchè la comodità è senza dubbio
notevole. Appena provati pubblicherò la prova.
Un
pacchetto di freeze dried food |
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Bere
e l'acqua in generale
Bere, bere e
poi bere ancora!!! Restare idratati,
in inverno, è molto importante. L’alimentazione particolarmente grassa
tra l’altro per essere trasformata in benzina richiede parecchi liquidi, quindi occorre bere spesso, anche
prima di avvertire la sete. L’aria particolarmente secca e fredda che
entra nei polmoni è un’altra fonte di perdita di liquidi notevole, che
in estate è molto minore. Quando si ha sete si è già in una fase
(moderata) di disidratazione, occorre bere prima!!! L’acqua in inverno
c’è in abbondanza, ma purtroppo è in forma solida, va quindi sciolta
prima di essere bevuta. Sciogliere la neve è un processo dispendioso e
poco efficiente (il volume della neve, rispetto a quello dell’acqua,
arriva ad essere in alcuni casi anche 17 volte maggiore). Questo
processo implica un notevole consumo di combustibile, quindi se è
possibile è meglio utilizzare il ghiaccio, invece della neve. Un
pugnetto di neve aggiunto alla borraccia man mano che si beve ci
permetterò di mantenere la nostra scorta.

Un sistema pratico per
ottenere neve durante le soste è una candela (nel mio caso autocostruita
colando la cera e uno stoppino grosso in una scatoletta piccola di
carne). Tengo la candela a portata di mano, e quando mi fermo faccio un
buco nella neve (un paio di pugni sono sufficienti), in una posizione
riparata dal vento. Metto sul fondo del buco un paio di legnetti, e
sopra la candela accesa. Un altro paio di legnetti di traverso sopra il
buco fanno da supporto su cui appoggio il pentolino, con dentro la neve.
Mentre preparo il campo la candela scioglierà la neve, e mi fornirà
l’acqua per la cena. La neve è meglio prenderla non dalla superficie ma
da sotto, sia perché in teoria è più pulita sia perché è più compattata
(si chiama sublimazione inversa, ne parleremo nel discorso sul bivacco),
e quindi con meno aria all’interno. La neve non va mangiata, perché
danneggia le mucose della bocca e raffredda il corpo dall’interno, e se
possibile va bollita o potabilizzata chimicamente (tenendo in
considerazione naturalmente che con il freddo le pastiglie potabilizzatrici devono operare più a lungo).
Lavare
i piatti
In inverno è una
incombenza minore, perché i frammenti di cibo che rimangono
eventualmente attaccati alle pentole ghiacciano, e finiranno nel pasto
successivo, invece che decomporsi. L’utilizzo di pentole antiaderenti
facilita il lavoro, in quanto basta un po’ di acqua all’interno,
fatta scaldare, e una passata con un fazzoletto di carta per avere una
pentola discretamente pulita. Anche una bella grattata con la neve, per
togliere i frammenti più ostinati, funziona egregiamente. Mettersi a
fare i piatti con spugnetta e detersivo, usando la neve sciolta, lo
trovo uno spreco di tempo e combustibile esagerato, poi ognuno si
regola.
I
fornelli
Dopo aver capito
quanto dobbiamo mangiare, e deciso cosa portarci dietro tenendo presente
che grassi e zuccheri sono da privilegiare rispetto alle proteine,
possiamo passare avanti.
E passando avanti
ci ritroviamo di nuovo di fronte al freddo intenso. E il nostro bel
fornello a gas, con una grossa cartuccia di combustibile 4 stagioni, non
funziona, o funziona solo per un tempo limitato, come se la bombola
fosse scarica, anche se il peso ci direbbe il contrario. Come mai?
Semplice: le bombole di gas 4 stagioni sono caricate con Butano, Propano
e Isobutano. Questi gas hanno una cosiddetta temperatura di ebollizione,
alla quale passano dallo stato liquido a quello gassoso se non
sottoposti a pressione. Il freddo intenso impedisce quindi al gas di
vaporizzare. Il Butano vaporizza a 0,5°, l'isobutano a -12° e il Propano
a -40°. Quindi a -20°, se non riusciremo a riscaldare oltre i 0,5° la
bombola (ed è estremamente difficile), l'unico gas che uscirà sarà il
Propano, che essendo solo una parte dei gas totali contenuti, una volta
esaurito ci lascerà con un contenitore quasi pieno di gas, ma
inutilizzabile (la quantità di Propano va dal 20 al 40%, quindi bene che
vada utilizzeremo solo 2/5 del peso che abbiamo portato con noi). Se
proprio si vuole usare il gas bisogna tenerlo al caldo, per esempio nel
sacco a pelo la notte, nella tasca della giacca di giorno, e non lo
dovremo appoggiare direttamente su neve, ghiaccio o roccia, ma su un
qualcosa che isoli dal freddo. Anche così, sarà estremamente difficile
ottenere un completo utilizzo di tutti e tre i gas, e comunque avremo
sempre un sacco di grattacapi. Personalmente non utilizzo gas con
temperature sotto i -5° C circa.
Possiamo quindi
optare per i fornelli ad alcool, Trangia o autocostruiti. Se il
bruciatore viene preriscaldato, mettendo dell'alcool all'esterno e
accendendolo, e tenendolo isolato dalla neve o dal terreno freddo,
l'alcool funziona anche con temperature estreme. Ma essendo già di suo
un combustibile poco efficiente, con il freddo diventa ancora più lento
a bollire e a cuocere, e i consumi, già elevati, aumentano ancora.
L'alta sensibilità al vento, che richiede schermi appositi non sempre
efficienti, è secondo la mia esperienza un altro neo di questo sistema
di cottura. Tenendo presente che in inverno occorre anche molto
combustibile per convertire velocemente la neve o il ghiaccio in acqua,
a mio avviso neanche l'alcool è un sistema di cottura adatto.
Personalmente lo ritengo non efficiente rispetto ad altri sistemi, ed
esasperatamente lento, e se posso avere qualcosa di meglio sarebbe
sciocco non farlo, giusto?
Quindi, lasciando
perdere le stranezze tipo l'Esbit o il gel di alcool, cosa resta? La
benzina verde. I fornelli a benzina verde (o i fornelli multifuel in
genere, che però sono più costosi) offrono un potere calorico
estremamente elevato (sopra i 2.500/3.000 Watt), risentono pochissimo
del vento, e bruciano anche con temperature artiche senza bisogno di
particolari accorgimenti, con consumi ragionevolmente ridotti. Un
fornello a benzina che è stato usato con soddisfazione da un amico è il
Coleman Unleaded Sportster 533, che in 1,3 kg di peso (incluso il
combustibile per una durata fino a 8 ore e mezzo di fiamma, un'intera
settimana con colazione, pranzo e cena) offre 2.500 Watt di uscita, e
costa circa 55 Sterline, meno di un Jetboil. Anche il Coleman 432 è un
sistema che riscuote parecchio successo.
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Coleman
533 dual fuel |

Coleman 432 dual fuel |
Questi fornelli
hanno degli indubbi svantaggi, in primis il peso e l’ingombro. Ma con
freddo estremo ci sono cose più importanti del peso da tenere presenti,
e un sistema di calore assolutamente affidabile ed efficace è, a mio
avviso, una priorità. La sicurezza viene sempre prima di tutto, è questo
non è secondo me, ma una regola universale. E anche il comfort non è
trascurabile, con il freddo. Preferisco qualche chilo in più che qualche
sicurezza in meno. Vorrà dire che farò meno strada, o che mi fermerò
prima del previsto. Non mi interessa: non vado in montagna per sfida,
non cammino a cottimo, vado per rilassarmi, per stare in pace con una
bella tazza di cioccolata bollente preparata in mezzo a un bosco di
abeti sepolto dalla neve. Chi non la vede come me non ha molto da fare,
su Housegate :-P
Resta il discorso
legna e fuoco. Premesso che comunque la legge parla chiaro, e vieta agli
escursionisti l’utilizzo di fiamme libere nei boschi e fino a mi sembra
di ricordare 100 metri da essi, in inverno, con metri di neve, un fuoco
è molto sicuro. Più di una volta mi sono trovato a rosolare pane e
salsiccia in una radura in mezzo alla neve, la poesia e la bontà dei
cibi cotti sulla brace è un’esperienza mistica.
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Ma fare
affidamento sul fuoco di legna per cucinare e sciogliere la neve
non è, a mio avviso, pratico, specialmente quando abbiamo
bisogno di calore velocemente (come al mattino appena svegli).
Inoltre non sempre le condizioni meteo o il tempo a disposizione
ci permettono il lusso di poter raccogliere la legna, preparare
un posto adatto, accendere il fuoco, fare un supporto per la
pentola.
Ci sono in
commercio fornellini a legna commerciali (mi viene in mente
l’Honey Stove), o autocostruiti (ho fatto anch’io delle prove:
video 1 e
video 2). Sono carini, funzionano, richiedono poco tempo per
partire e consumano molta poca legna, piccola e quindi
facilmente reperibile anche senza attrezzi. Una volta utilizzati
si smontano e si ripongono, quindi occupano poco spazio e sono
particolarmente leggeri (almeno rispetto a un fornello a
benzina). Possono essere un’ottima soluzione, che funziona in
moltissime situazioni (a patto di avere un’esca adeguata).
Personalmente li considero sistemi di backup, o sistemi da usare
in situazioni adatte per risparmiare benzina o gas. Sporcano
molto le pentole e richiedono costante presenza durante la
cottura, a meno che non si usino solo con la brace. |

L’Honey Stove in funzione. |
Le
pentole
Qui non c’è molto da dire.
Ogni contenitore adatto a cuocere va bene, anche un pentolino preso da
casa, di quelli per il latte. Poi anche attorno a questo strumento si è
formata tutta una sequenza di scoperte, di nuovi materiali, nuove forme,
accessori… che alla fine mi sembra più che altro commerciale. Una
pentola in titanio permette di risparmiare qualche grammo, ma è
difficile da usare perché il titanio, come l’acciaio, ha una pessima
conducibilità, e costa un sacco. Le spirali attaccate al fondo delle
pentole, come nel Jetboil, permettono di guadagnare il 10% di tempo in
ebollizione (ma fanno raffreddare la pentola molto più velocemente,
annullando da una parte i vantaggi ottenuti dall’altra), pesano di più,
costano di più, ingombrano di più, sono più delicate. Da parte mia trovo
molto valide le popote antiaderenti in alluminio o in alluminio
anodizzato, con rivestimento antiaderente (che richiede meno grassi per
la cottura, non fa attaccare quasi mai i cibi e si pulisce velocemente).
Vanno dai 15 ai 30 euro, a seconda dei materiali e della marca, pesano
relativamente poco e distribuiscono efficacemente il calore. Uso una
popote della Ferrino
o una della
Primus, tutte e due da un litro circa, antiaderenti e con pentola e
padellina. Le trovo entrambe molto valide, la Ferrino è più utilizzabile
perché più larga, l’altra più minimale, ma entrambe perfettamente valide
per fare una busta di pasta o zuppa disidratate.
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A sinistra
la popote Primus LiTech Trek Kettle, sopra la popote Ferrino Mono.
Entrambe in alluminio antiaderente. |
Alla fine una
pentola deve permetterci di cuocere una pasta o una zuppa, un risotto,
una bistecca o dei wurstel, o delle salsicce. Quando fa queste cose
bene, facendoci spendere meno denaro possibile, e pesando
ragionevolmente poco, per me ha assolto la sua funzione. Queste due lo
fanno in maniera egregia, con un costo, per entrambe, attorno ai 25
euro. Più pratica la Ferrino, ma fatta non molto bene, troppo sottile,
più piccola la Optimus, e realizzata con estrema cura e ottimi materiali
(alluminio anodizzato, molto resistente, e rivestimento antiaderente in
titanio).
Accessori
Oltre ai fornelli
e alla pentola, un cucchiaio (optional una forchetta) è indispensabile.
Con le antiaderenti deve essere di plastica o di legno, pena il rischio
di rovinare l’interno della pentola rendendola inutilizzabile. Anche qui
si è sviluppato tutto un mercato di novità, forme e materiali
incredibili, e prezzi a volte folli. Un cucchiaio in plastica da pochi
centesimi, che sia resistente, o uno in legno sono più che sufficienti a
fare qualsiasi preparazione. Portarsi il coltello per squamare il pesce
non è necessario :-P
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Una tazza
è utile, soprattutto per le bevande calde. In plastica,
naturalmente, perché quelle in metallo conducono il calore, e
rendono impossibile bere bevande molto calde (le labbra sono
estremamente sensibili al calore, e appoggiarle alla tazza calda
non si riesce, bisogna aspettare che la temperatura scenda
attorno ai 40°, e questo ci farà bere bevande tiepide). Ne
vendono a pochi soldi nei negozi di casalinghi, sono quelle
usate per dare da bere ai bambini piccoli. Io mi trovo bene con
quelle dell’Esercito svedese: non sono molto grandi, poco più
di 250 ml, ma si piegano occupando poco spazio, e costano un
paio di euro nei negozi di surplus militare.
A
destra: tazza in plastica aperta e piegata. |
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Con la neve e la
pioggia, il fango, il freddo, un tagliere è molto utile. Ne vendono in
plastica sottile e molto resistente, che occupa pochissimo spazio, e
serve sia per tagliare che per appoggiare i cibi senza che si bagnino o
si sporchino. Ce ne sono anche arrotolabili, molto comodi. Uno consiglio
sempre di portarselo dietro.
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Un piccolo
isolante da mettere fra la neve (o il fango) e il fornello serve
per aiutare il gas a vaporizzare con il freddo, e per dare
maggiore stabilità alla pentola. Un pezzo di materassino CCF
ritagliato funziona perfettamente (tanto l’abbiamo già tagliato
per farne un pezzo da 50 x 40 per sederci e cambiarci,
ricordate?). Meglio sarebbe qualcosa che resiste al calore, per
poter appoggiare le pentole calde sul fondo della tenda. Vanno
bene le tovagliette in bambù che si usano per fare i Sushi,
perché si piegano e occupano pochissimo spazio, ma reggono bene
il fornello e isolano dal calore. Si trovano a pochi centesimi
nei negozi di articoli cinesi. |

Tovaglietta arrotolabile in bambù |
Il “Kit di conforto”
Il nome fa ridere,
ma in effetti un piccolo kit con una serie di cose utili per darci
conforto con il freddo è secondo me importante. Una scatoletta, un
piccolo sacchettino ziplock, o meglio ancora un pentolino piccolo e
leggero dove metterle (in un sacchettino di plastica) e da usare per
bollire l’acqua senza tirar fori altro dallo zaino, un po’ di fantasia,
e ci possiamo sbizzarrire. Faccio un piccolo elenco, poi ciascuno può
decidere secondo i suoi gusti e le sue necessità. Questo kit dovrebbe
però essere una cosa a sé stante, non quindi anche utilizzabile per la
colazione o per i pasti, che dovrebbero stare in contenitori a parte
completi di tutto (un po’ come le razioni K dell’esercito, che
contengono tutto quello che serve, dai fazzoletti alle posate, dai pasti
al caffè, gomme da masticare, caramelle, stuzzicadenti, addirittura
spazzolino e dentifricio monodose e pastiglie per purificare l’acqua,
fiammiferi, esamina…).
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Zucchero |
Un bel po’
di bustine di zucchero, per il the (anche di aghi di pino), il
caffè… e per dare anche energia velocemente spendibile |
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The |
Qualche
bustina della nostra marca preferita |
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Caffè |
Solubile,
le bustine di nescafè per esempio |
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Dadi |
Di carne,
fanno un brodo discreto, che comunque è di conforto se
sorseggiato bello caldo |
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Limone |
Si trovano
in giro piccole confezioni monodose, per il the, per l’acqua
(soprattutto se piovana, senza sapore), per condire |
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Latte |
Naturalmente in polvere, si possono fare in casa porzioni
monodose con la pellicola trasparente o la carta stagnola, o
usare piccoli contenitori in plastica per alimenti |
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Sale |
Un piccolo
contenitore, o bustine monodose fatte con pellicola di alluminio
(all’esterno delle bustine va scritto cosa c’è dentro!!!). Serve
anche per integrare l’acqua piovana o la neve sciolta, povere di
sali e di minerali |
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Vitamine
effervescenti |
Per pochi
giorni non abbiamo bisogno di vitamine aggiuntive, perché per
esempio il corpo umano ha riserve di vitamina C per mesi, ma le
pastiglie effervescenti multivitaminiche ci permettono di dare
sapore all’acqua non molto buona (quella raccolta dalle pozze e
bollita, per esempio, o la neve sciolta). Le porto avvolte
singolarmente in stagnola |
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Caramelle |
Quelle
dure, tutto zucchero, sono una grossa fonte di energia, oltre
che buone |
Queste erano solo
delle idee, naturalmente. Ci sono altre cose che si potrebbero portare
(o che non piacciono e quindi si possono lasciare a casa).
Altro “kit” è
quello che si usa per cucinare cibi portati da casa non pronti, come il
riso o la farina, o per arricchire i cibi già pronti (come l’olio da
mettere nelle zuppe). Non sono molte cose, in genere io porto le
seguenti:
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Olio |
Bustine
monodose (da McDonald’s o in negozi particolarmente forniti, o
si possono comperare nelle pizzerie) o una boccetta in plastica
per alimenti ben chiusa |
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Aceto |
Idem come
l’olio |
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Spezie |
Piccole
confezioni monouso fatte con pellicola d’alluminio, utili per
cucinare anche cose trovate nei boschi, magari abbinate a cose
portate da casa (es. riso portato e funghi raccolti o cime di
ortica, o asparagi selvatici…, olio, dado e spezie fanno ottimi
risotti outdoor). Cipolla, aglio, peperoncino, timo (quello che
si trova selvatico però ha un sapore e un profumo favolosi, ma
non in inverno sotto la neve), salvia e rosmarino, cumino, pepe…
– tutto disidratato, naturalmente |
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Dadi |
O dadi o
polvere, in bustine monodose o in un piccolo contenitore per
alimenti di plastica. Mi piacciono molto i dadi ai porcini, che
danno un sapore particolare e più ricco ai risotti fatti con
funghi non molto saporiti (ma naturalmente non in inverno) |
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Sale |
Ne porto
un piccolo contenitore in plastica |
Alcuni consigli utili
Con
gli anni mi sono accorto che ci sono certe cose che sembrano scontate, o
tanto banali da non essere prese in considerazione. Invece sono quelle
che ci possono rendere l'esperienza invernale più semplice e meno
rischiosa. Ecco alcuni consigli, che mi vengono dall'esperienza fatta
fino ad ora.
Bere è importantissimo, si
rischia di essere disidratati anche se non si sente lo stimolo della
sete. La borraccia nella tasca della giacca o del parka terrà l'acqua
liquida, ogni tanto diamo un sorsetto. Bere poco alla volta ci terrà
idratati e non ci raffredderà eccessivamente, come può fare una lunga
bevuta. Ogni volta che beviamo mettiamo neve nella borraccia, l'acqua
dentro la scioglierà e avremo sempre una scorta disponibile.
Evitiamo di bere o
mangiare troppo caldo. Una bevanda bollente, una zuppa infuocata danno
una bella sensazione di caldo. Ma in realtà non stanno facendo altro che
ridurre le difese contro il freddo che il nostro corpo ha adottato.
Caldo si, ma a temperature accettabili. Se possiamo appoggiarci le
labbra senza provare fastidio va bene.
Evitiamo anche i
vasodilatatori, come l'alcool o il peperoncino rosso. Anche questi,
dilatando i capillari, indeboliscono le difese naturali contro il
freddo.
Mangiamo spesso (grassi e
proteine soprattutto, queste ultime in particolar modo la sera). Questo
ci aiuterà a tenere i muscoli alimentati, a fornire loro benzina, e ci
ridurrà il bisogno di cibo quando ci fermiamo. Tenere in tasca una
salsiccia secca, delle barrette, della frutta disidratata, del
formaggio, e dargli un morso ogni tanto sono un buon sistema per stare
caldi e in forze.
Tutto comodo, pronto da
usare e facile da preparare!!! Con 20° sotto zero e la neve fino
all'ombelico non è piacevole, alla sera, mettersi a far da mangiare,
anche perchè appena si tolgono i guanti le dita cominciano a pizzicare.
Servono cose velocissime, che richiedono la minor attenzione possibile:
zuppe disidratate, da lasciar cuocere finche facciamo altro, formaggio,
carne secca, pane, frutta disidratata... sono cose che non richiedono
troppo tempo. Mettiamole in una sacca stagna, che aiuti a tenerle cale
(o almeno non congelate). Per esempio il formaggio portiamolo via già
tagliato a pezzi e senza crosta, i salamini già affettati e sbucciati,
la frutta secca in un sacchetto ziplock largo in modo da prenderla anche
con i guanti.
Combustibile in
abbondanza!! Almeno il doppio di combustibile rispetto all'estate se si
usa la benzina, il triplo se si usano gas o alcool. Ci servirà un sacco
di combustibile per sciogliere la neve o preparare bevande e pasti
caldi. Teniamo il fornello comodo, magari appeso fuori dallo zaino (però
se è a gas, la bombola teniamola in tasca al caldo). Ci servirà per fare
qualcosa di caldo da bere ogni tanto.
Bene, non mi viene
in mente altro riguardo all’alimentazione. Passiamo al prossimo
argomento. |