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Woodvival, la vita nella natura.

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Ogni tanto qualcuno mi chiede se faccio corsi, se do lezioni di qualcosa, se organizzo escursioni, se posso accompagnare gruppi, se posso fornire consulenze, se voglio fare dei test o delle recensioni di materiali, a pagamento o in cambio di qualcosa. Niente di tutto questo. La montagna, l'escursionismo, sono degli hobby, una passione che mi permette semplicemente di staccare la spina ogni tanto, di rilassarmi. L'unica persona a cui do' lezioni è mio figlio Giacomo, che fortunatamente sembra essere interessato a questo meraviglioso mondo. Non voglio trasformare questa passione in un mestiere, e ho già un lavoro che mi da da vivere più che bene. Anche i materiali recensiti li ho sempre acquistati io, tranne un'amaca che ho ricevuto in regalo da Neil, uno dei due titolari della Tenth Wonder. E ho sempre sostenuto tutte le spese, comprese quelle per la registrazione del dominio, senza ricevere mai niente da nessuno. Quello che mi spinge a mantenere in vita housegate.net è solo la passione, non ho altri scopi.

 


Woodvival è una parola nata storpiando "Survival", sopravvivere, e significa "viver
e nei boschi". Non è uno sport, ma più una filosofia. E' quello che io intendo per vita all'aria aperta.

La parola è nata nel 2007, mentre scrivevo un post sul forum di Avventurosamente. Lo riporto qui sotto: credo sia la migliore spiegazione del termine e della filosofia che esso sottende.

Ecco, io sono un woodvivor. Amo le foreste, e mi piace vivere dentro le foreste. Mi piace camminare, ma non fino a svenire, solo quel tanto che basta per infilarmi in un vajo dove nessuno passa, e dove gli alberi sono antichi, il sottobosco pulito, le grosse rocce affiorano e mi danno riparo dal vento, tavolo e sedie, camino. Due, tre ore, anche quattro se proprio ho voglia di vedere quella radura particolare, qual muricciolo costruito secoli fa chissà da chi, chissà perché, quella pozza dove prendevamo i girini, quel prato da dove polla l'acqua, quell'abete rosso con inciso Stefano e Monica - 1982 (chissà adesso dov'è, magari è grassa, con 5 marmocchi, acida... ma allora era bellissima).

E poi mi fermo. Attacco lo zaino a un tronco, lontano dalle formichine dispettose, tiro il telo, l'amaca, faccio un bel focolare cercandomi i sassi migliori, quelli piatti che riflettono bene il calore, raccolgo la legna, che poi con calma farò a listarelle sottili, perché il fuoco lo voglio piccolo e allegro, senza fumo, tiro fuori le mie cose, mi tolgo gli scarponi e infilo le scarpette leggere (ahhhhhhh, che libidine !!!!!!), maglietta asciutta, pile. Rituali che ripeto sempre, da anni, inconsciamente. Ho i miei tempi, i miei gesti: sempre prima di tutto legare lo zaino. Chissà perché. Solo dopo averlo legato, mi sento pronto. Poi, secondo gesto abituale, il telo. Sempre. La scelta degli alberi giusti, guardando i dislivelli da cui salgono le correnti d'aria, il nord per il vento, il sottobosco pulito. Poi tutto il resto, fino al momento di "mettermi in abiti da casa", perché alla fine del rituale mi guardo intorno e penso "Caxxo guarda, sono arrivato a casa senza accorgermene".

Poi arriva la parte moderna: l'MP3, perché Hendrix sparato nelle orecchie mentre faccio legna, o Satriani che mi accompagna nella cottura del pasto, beh, quelli proprio ci vogliono. E poi un paio di Urania: perchè anche in mezzo ai boschi, ecchediamine, un po' di spazio alla cultura, no ? E comunque possono servire anche, una volta letti, per accendere il fuoco, o per... dare una passata di cultura al popò dopo cena, giusto ? Poi, sistemata la logistica, inizio a vivere il bosco. Rendo più accogliente l'area, magari mi faccio una seggiola con braccioli, o una panca, preparo un letto di sassi grossi, su cui impilerò la legna già tagliata a listarelle, perchè se piove non si bagni. Mi faccio un treppiede sul focolare, che la cucina sul fuoco è sicuramente più yeti di quella su Trangia, o no ? E poi leggo, ascolto musica, faccio giri nei dintorni, o perchè no, me ne sto senza fare un benemerito caxxo, sdraiato sul muschio, ad annusare i profumi e a guardare le nuvole (alla fine ci vedo sempre cose legate al sesso, che sia il caso che mi faccia fare un neurotagliando ?)

Ecco, questo è il mio "Avventurosamente". Certo non una cosa chissàcchefigata, però vi giuro che tre giorni nelle foreste, con Hendrix, Satriani e Asimov che vi fanno compagnia, beh, per me valgono più di un mese ai Caraibi.

Quindi oggi ho scoperto finalmente quello che è il mio spirito avventuroso: il woodvival, il vivere nei boschi e il vivere i boschi. Sono un woodvivor !!!

Ma il Woodvival non è solo il godere della natura in tutte le sue forme e manifestazioni, vivere i suoi suoni, i suoi profumi, la sua immensità, non è solo la gioia di trovarsi in simbiosi con la nostra Madre Terra. Woodvival è anche conoscenza di tecniche fondamentali, che ci permettono di evitare situazioni anche tragiche: pensiamo alla starvazione, all'assideramento, alla disidratazione, alla perdita dell'orientamento, ai fulmini, al pericolo di rettili, ragni, scorpioni, cani selvatici, cinghiali, al rischio di riportare ferite o fratture, di contrarre forme di intossicazione alimentare. La Natura è una grande amica, ma può anche trasformarsi in un grande pericolo. Il motto degli Scout, "Estote parati", siate preparati, ci deve sempre guidare. Per affrontare in sicurezza la vita all'aperto, l'outdoor, è importante essere preparati, il che implica la conoscenza di queste tecniche, e l'utilizzo di materiali ed attrezzature specifiche. Nei contenuti di questa sezione vorrei descrivere quello che per me è importante, e quello che mi accompagna nei boschi, per essere d'aiuto e di consiglio a chi desidera approfondire questo meraviglioso modo di vivere tramite la mia diretta esperienza.

Importante !!! In questa sezione non detto regole generali e valide per tutti, non faccio lezioni. Riporto l'outdoor, la sopravvivenza, il woodvival esclusivamente come io lo vivo e lo intendo. Le mie sono esperienze personali, comportamenti personali, tecniche personali. Potete prendere spunto da tutto, ma fatelo a vostro rischio e pericolo. Tenete conto della differenza di forma fisica, della diversità dei luoghi e dei climi, della maggiore o minore esperienza.

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